Ancora deve diventare un concetto di massa che la wisdom of crowds (l’intelligenza collettiva scaturita dallo sforzo cooperativo degli utenti internet) è messa in discussione da alcuni servizi web. Siti come PicksPal.com (ne parla oggi il Washington Post) cercano di creare una rete di esperti (in questo caso nel predire risultati sportivi) usando sì le folle internet, ma solo per avere un’ampia base per selezionare i migliori.
Una versione un po’ troppo aristocratica della wisdom of crowds, che anzi la snatura proprio, e giustamente Michael Arrington (TechCrunch) l’ha ribattezzata wisdom of few (intelligenza, o saggezza, dei pochi).
Insomma, il web e la partecipazione degli utenti sarebbero un’ottima risorsa per ‘distillare’ il meglio dei saperi e delle intuizioni dei singoli. Dimenticate l’idea che i piccoli pezzi di informazione e le prospettive individuali, una volta messe insieme, formino un puzzle più completo, annullando i reciproci errori. Tornano in auge le agenzie di reclutamento. Tornano i geni, setacciati come pepite nelle acque fangose del web. O no?
“If you figure out which ones did the best and get rid of the ones who have no idea, you’d do even better. Distill it down to the people who really know,” Arrington said.
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