Solo il 13 per cento dei Repubblicani che siedono nel Congresso americano crede che il riscaldamento globale sia prodotto dall’uomo. Fortunatamente la percentuale sale per i Democratici al 95 per cento. Ma ciò che più sorprende è che, malgrado il crescente consenso scientifico internazionale sulla realtà e i pericoli di un global warming antropogenico, il numero di Repubblicani eco-scettici è aumentato rispetto a solo un anno fa.
Un simile risultato rafforza il sospetto che, tra scienza e politica, qualcosa sia andato storto, almeno negli Stati Uniti. Ne parla oggi questo interessante pezzo del Los Angeles Times scritto a quattro mani: da un lato Chris Mooney, un brillante giornalista scientifico che per Mother Jones ha districato sovente le interconnessioni tra industria petrolifera, politica Usa e dibattito (pseudo)scientifico; dall’altro Alan Sokal, un professore cattivello che per prendere in giro le smanie decostruzioniste di certa accademia americana riuscì a scodellare a una rivista scientifica una parodia di critica postmoderna alla scienza in cui sosteneva che la gravità quantistica supportava la psicoanalisi lacaniana e le ultime teorie letterarie.
E’ dal 1994 – scrivono gli autori – che le due principali forze economico-sociali alla base dell’attuale amministrazione, ovvero i conservatori religiosi e le grandi corporation, hanno iniziato a occupare il territorio del dibattito scientifico, facendo pressione su alcuni scienziati, pagandone altri, e smantellando organismi indipendenti, come l’Office of Technology Assessment del Congresso.
Ora, con il riflusso democratico, è invece il momento di tornare a proteggere l’integrità dell’informazione scientifica. “Allo stesso tempo – scrivono nelle conclusioni – giornalisti e cittadini devono rinunciare al pigro approccio del tipo ‘da una parte, dall’altra’ (bipartisan diremmo noi? ndr) iniziando semmai ad analizzare criticamente la qualità di quanto attestato”.
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Febbraio 7, 2007 alle 11:24 pm |
[...] fondamentali della sua constituency, la destra religiosa e le grandi multinazionali. Lo racconta Carola Frediani, commentando un articolo del Los Angeles Times che delinea alcune proposte per una strategia [...]