Il video – prodotto dagli utenti, pubblicato su internet – è diventato un medium fondamentale di questa campagna presidenziale americana: su questo non c’è dubbio. L’ultima iniziativa del Partito Democratico è tuttavia clamorosa: l’Asinello sta organizzando un esercito di ‘videografi’ con l’intento di filmare ogni passo, ogni discorso, ogni uscita e possibilmente ogni gaffe, scivolone e figuraccia dei candidati repubblicani alla Casa Bianca.
Bisogna reclutare citizen registi – è in sintesi l’idea dei democratici – creare gruppi video che presidino tutti i 50 stati, e soprattutto quelli dove prima si svolgeranno le primarie. “Che cosa ha detto John McCain nel New Hampshire? Chi ha visitato Rudy Giuliani in Iowa? Che cosa ha fatto Mitt Romney in South Carolina?” è scritto in una mail inviata dal Democratic National Comittee – organo operativo centrale del partito – a una serie di iscritti, tra cui quelli di techPresident.com che ieri l’hanno pubblicata.
Nulla, nessuna contraddizione, nessun errore della controparte può rimanere impunito, ovvero non ripreso da una videocamera digitale. L’imprinting di questa strategia democratica risale ovviamente all’ormai stranoto “macaca moment”, quando il repubblicano George Allen è stato colto in fallo dalla camcorder di un simpatizzante del rivale democratico. Ma è proseguita con l’esecuzione professionale di Robert Greenwald, produttore liberal che ha sbeffeggiato il repubblicano McCain in una serie di video diffusi su YouTube.
I democratici hanno mostrato finora di essere più smaliziati nell’usare i video per mettere in difficoltà i concorrenti, anche quelli della propria parte, come ha dimostrato la clip (ormai di culto) Vote Different. E’ solo una questione di abilità tattica o davvero i repubblicani si prestano a inciampare più facilmente su un “macaca moment”?
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