Archivio per marzo 2007

Democratici in cerca di altri ‘macaca moment’

marzo 27, 2007

Il video – prodotto dagli utenti, pubblicato su internet – è diventato un medium fondamentale di questa campagna presidenziale americana: su questo non c’è dubbio. L’ultima iniziativa del Partito Democratico è tuttavia clamorosa: l’Asinello sta organizzando un esercito di ‘videografi’ con l’intento di filmare ogni passo, ogni discorso, ogni uscita e possibilmente ogni gaffe, scivolone e figuraccia dei candidati repubblicani alla Casa Bianca.

Bisogna reclutare citizen registi – è in sintesi l’idea dei democratici – creare gruppi video che presidino tutti i 50 stati, e soprattutto quelli dove prima si svolgeranno le primarie. “Che cosa ha detto John McCain nel New Hampshire? Chi ha visitato Rudy Giuliani in Iowa? Che cosa ha fatto Mitt Romney in South Carolina?” è scritto in una mail inviata dal Democratic National Comittee – organo operativo centrale del partito – a una serie di iscritti, tra cui quelli di techPresident.com che ieri l’hanno pubblicata.

Nulla, nessuna contraddizione, nessun errore della controparte può rimanere impunito, ovvero non ripreso da una videocamera digitale. L’imprinting di questa strategia democratica risale ovviamente all’ormai stranoto “macaca moment”, quando il repubblicano George Allen è stato colto in fallo dalla camcorder di un simpatizzante del rivale democratico. Ma è proseguita con l’esecuzione professionale di Robert Greenwald, produttore liberal che ha sbeffeggiato il repubblicano McCain in una serie di video diffusi su YouTube.

I democratici hanno mostrato finora di essere più smaliziati nell’usare i video per mettere in difficoltà i concorrenti, anche quelli della propria parte, come ha dimostrato la clip (ormai di culto) Vote Different. E’ solo una questione di abilità tattica o davvero i repubblicani si prestano a inciampare più facilmente su un “macaca moment”?

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Assalto ai sistemi di reputazione

marzo 26, 2007

Quanto sono manipolabili i servizi di raccomandazione e segnalazione online? Jacob Lodwick ha testato la comunità di del.icio.us – il sito in cui salvare e condividere i propri preferiti – con un’anomala lotteria: gli utenti che linkavano al sito di Lodwick avrebbero partecipato a un’estrazione di un premio da 100 dollari. Hanno risposto (e linkato) in 2700.

Dunque quanto ci si può fidare delle masse internet e della loro intelligenza collettiva? Ne sanno qualcosa quelli di Digg.com, il sito di notizie segnalate e votate dagli utenti, in cui arrivare in cima alla classifica significa avere un boom di accessi. Difficile che non faccia gola a scammer, truffatori e a chiunque abbia bisogno di tanti visitatori.

Ma lo stesso problema era già noto da tempo a eBay. Il web partecipativo è basato su vari sistemi di votazione, su graduatorie della reputazione i cui meccanismi non sono inespugnabili. Insieme alla wisdom of crowds, alla sapienza virtuosa delle masse, si sta consolidando il crowd-hacking.

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La multinazionale più odiata è…

marzo 23, 2007

La vincitrice di un curioso campionato, quello organizzato da The Consumerist, per decretare la multinazionale più odiata dai consumatori è…la Riaa.
Più della Halliburton (arrivata seconda), più di Wal-Mart (piazzatasi terza), più della Exxon (solo quarta), la Recording Industry Association of America, ovvero l’associazione commerciale che rappresenta le case discografiche statunitensi, raccoglie l’odio cordiale di circa 100 mila votanti.

Ci è voluto qualche anno di intensa attività, cause legali indirizzate a dodicenni e madri squattrinate, “pubblicità progresso” terrorizzanti, ma alla fine ci è riuscita. Non male come risultato di pr.

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Google lobbista in Europa

marzo 20, 2007

Google si appresta a dominare il mondo, così come faceva intendere ieri un pezzo su Affari e Finanza di Repubblica? Per ora si limita a espandere il suo influsso in Europa istituendo una rete di lobbisti. Del resto il Vecchio Continente ha già dato prova di poter essere, per il motore di ricerca, una bella fonte di grane, come ha dimostrato la causa degli editori belgi.

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Reputazione, verso la dittatura della maggioranza anonima

marzo 13, 2007

La reputazione online è un po’ come i motori di ricerca: in molti la considerano una vena ricca d’oro, anche se gli unici che finora hanno scavato con successo sono stati quelli di eBay (e di Google per quanto riguarda i search engine).

Tra le start-up che tentano di fare della reputazione l’oggetto centrale della loro attività c’è ora anche Gorb, un servizio in cui è possibile dare un voto o scrivere un commento sulla condotta personale o professionale delle persone. Con un dettaglio quintessenziale: l’impunito anonimato garantito ai votanti. I votati invece (sotto forma di indirizzo mail) con buon viso devono incassare elogi e improperi, voti alti o bassi.

Tralasciando l’aberrazione di quantificare numericamente una reputazione personale, l’aspetto più sadico del servizio è il seguente: non è necessario iscriversi, come in qualsiasi altro servizio online, per decidere di testare la propria reputazione dandola in pasto alle folle internet; qualcun altro può farlo per noi. Basta infatti inserire l’indirizzo mail del predestinato, e votarlo.

E, ovviamente, è impossibile cancellarsi dal servizio, una volta che si è stati.. come dire…. “nominati”.

Per i fondatori di Gorb non ci sarebbe nulla da temere. Il loro servizio rispecchierebbe la vita reale… E’ vero però che nel mondo offline anche le malelingue più scatenate devono metterci la faccia, se non con il destinatario dei loro strali, almeno con chi dovrebbe stare ad ascoltarle. O vogliamo rivalutare le lettere anonime?

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Poveri ma con tanto tempo libero

marzo 12, 2007

Di tutte le disuguaglianze, è probabilmente l’unica che rende giustizia. Una ricerca americana sugli ultimi quarant’anni di vita lavorativa a stelle e strisce mette in luce una particolarità: le classi meno educate e meno pagate sono quelle che hanno più tempo libero (leisure time) a disposizione. Viceversa, chi è più in alto nella scala sociale ne paga le conseguenze rinunciando a una fetta di svago.

Che dire, una bella notizia per la classe operaia, che se non in paradiso può andare al mall qualche ora di più; e la riconferma della saldatura inquietante tra ambizioni personali e sfruttamento del lavoro (ormai sempre di meno) qualificato.

Resta un dubbio, che la mia fonte non esplicita: questo invidiabile tempo libero delle classi povere e meno istruite non sarà semplicemente il risultato obbligato di occupazioni precarie o forzosamente part-time?

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Non omnia munda mundis

marzo 9, 2007

Alcuni religiosi maya eseguiranno un rito di purificazione dopo la visita di George W. Bush la prossima settimana, quando il presidente degli Stati Uniti farà tappa presso il sito archeologico di Iximche, non lontano da Guatemala City. “Che una simile persona, con la persecuzione dei nostri fratelli migranti negli Stati Uniti, con le guerre che ha scatenato, cammini sulle nostre terre sacre è un’offesa alla popolazione maya e alla sua cultura” ha commentato Juan Tiney, il direttore di una organizzazione indigena.

E i nostri spiriti guida dove sono andati a finire?

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Elezioni Usa: tecnologia e politica a una svolta?

marzo 7, 2007

Le elezioni americane del 2008 saranno un punto di svolta della politica americana (e della storia globale)? E i prodromi di questa rivoluzione politica contro l’ancien regime inaugurato dalla presidenza Reagan nel 1980 si possono forse già scorgere nei risultati delle votazioni di medio termine, con la rimonta democratica dello scorso novembre? Se lo chiede, da sinistra, questo saggio di Steve Fraser, con una certa dose di quello che gli americani chiamano “wishful thinking”: come dire, interpretare e prevedere dei fatti anche alla luce delle proprie speranze.

In ogni caso Fraser ritiene che sia in corso, negli Stati Uniti, un riflusso anti-repubblicano, il quale potrebbe concludersi in un rovesciamento di valori, politiche e modelli economici. Varie sono le prove esibite dall’autore per puntellare questo ragionamento, tra cui anche il sorprendente “obamismo”, che non è una pratica vietata dalla Chiesa, bensì l’appassionato, quasi messianico entusiasmo di una parte dell’elettorato nei confronti del candidato democratico e afroamericano Barack Obama (verso cui l’autore del saggio non nutre, in verità, una particolare stima).

Non tutti però sono così ottimisti. Non lo è per esempio il commentatore del Guardian Gary Younge, che analizza la mobilitazione web di questa precoce campagna elettorale americana. Perché se è vero che l’internet avrà un ruolo importante, forse decisivo, prima o poi si scontrerà con i poteri e le pratiche costituite. Con la forza inerziale dei soldi. Suggestiva la sua immagine di uno scontro tra la classe politica professionista e il pubblico più politicamente impegnato: tra l’oligarchia e il popolo (web?), tra i messaggi confezionati dai consulenti di comunicazione e il libero, imprevedibile caos dell’opinione pubblica espressa attraverso l’internet. Ma in questo caso l’autore si fa poche illusioni. La presa della Bastiglia è lontana.

PS: per chi fosse interessato all’argomento web&politics rimando allo speciale su VisionBlog..

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Uno stop alla Monsanto e ai brevetti sulle piante

marzo 6, 2007

La brevettazione di piante da oggi è un po’ più difficile. E questo per uno schiaffo dato alla Monsanto dall’ufficio americano dei marchi e brevetti che ha respinto una patent chiave del suo portfoglio Roundup Ready.

Si tratta dell’esito dell’azione promossa dal gruppo no profit Public Patent Foundation (PPF) che ha chiesto all’ufficio americano di rivedere quattro brevetti (a protezione dei tratti genetici che rendono il cotone e la soia immuni al glifosato, potente erbicida prodotto dalla Monsanto col nome di Roundup) che a suo avviso erano stati concessi senza una valida motivazione. “Pensiamo che ci siano diversi problemi – ha dichiarato il direttore della PPF, Dan Ravicher – Il primo è che i brevetti in questione non meritano di esistere perché la Monsanto non ha prodotto qualcosa di nuovo o di non ovvio”. E poi, accusano quelli della fondazione, perché la multinazionale dell’agribusiness utilizza queste patents per “portare i contadini alla bancarotta”.

Ma l’obiettivo centrale è ripristinare la nozione che i viventi (e quindi anche le piante) non possano essere brevettati. Una strada, per gli oppositori dell’agricoltura GM, ancora tutta in salita. “La stessa possibilità per un’azienda di ottenere un brevetto di utilità su una pianta è una nozione nuova e controversa” ha dichiarato Bill Frese, del Center for Food Safety, un istituto pro-biologico. Questo perché una pianta, anche se modificata geneticamente, non dovrebbe essere considerata un’invenzione.

Gli interventi umani sulla natura ci sono sempre stati, ma l’assimilazione della natura a un prodotto tecnologico è un elemento nuovo e dirompente, le cui pericolose derive pratiche e filosofiche sono state ancora poco soppesate.

Ovviamente la Monsanto potrà appellarsi contro la decisione oppure “patteggiarla”…

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