Treno Genova-Treviso. Ovvero Genova-Milano, Milano-Mestre, Mestre-Treviso. Insomma, sei ore di viaggio e 4 stazioni ferroviarie.
Ma è nella tratta tra Milano e Mestre che ho percepito qualcosa di strano: una sorta di deja-vu, di ritornello, di mantra postmoderno che mi ha inseguito lungo i binari. Mi ci è voluto qualche secondo per realizzare a cosa era dovuto: le televisioni. O forse dovrei dire i monitor. Si inizia con la stazione di Milano Centrale. Lungo le banchine dei binari, nell’attesa annoiata del proprio treno, degli schermi piatti appesi sul nulla riproducono spot pubblicitari. Parole, frammenti di canzoni. In serie ciclica, come a sgranare un rosario. Sempre gli stessi, non saranno più di dieci. Il loro suono metallico aggiunge un che di spettrale e allucinato, un tocco alla Blade Runner, a una stazione già poco allegra.
Prendo il treno per Mestre, passano i campi e le fermate. A una di queste – forse Brescia – dalle porte aperte filtrano gli stessi suoni, le stesse parole, gli stessi moncherini di canzoni. Nello stesso identico ordine.
Il treno riparte e si arriva infine a Mestre. Mentre aspetto la coincidenza per Treviso ecco di nuovo i monitor, coi medesimi insopportabili spot. E’ impossibile sfuggirgli, dato che stanno a ridosso dei binari; impossibile ignorarli, dato che ripetono ossessivamente le stesse sequenze nonsense, che s’inchiodano nel cervello e restano come un triste presagio sul futuro della nostra società.
E allora anche questo blog, FreddyBlog, ha deciso di lanciare la sua personale richiesta di moratoria: una sospensione di queste pubblicità martellanti, invasive, inutili e alienanti. Già dobbiamo sopportare treni sporchi, coincidenze fortuite, servizi scadenti. Lasciateci almeno in pace quando stiamo sulle banchine.
Insomma, spegnete quei monitor!
