A chi (e a che) servono le colture GM?
Gennaio 10, 2007L’agricoltura geneticamente modificata rimane, per ora, ancora limitata geograficamente. Il 70 per cento dei campi GM sono negli Stati Uniti e in Argentina, riferisce infatti un report di Friends of the Earth rilasciato ieri.
Ma il più grosso limite delle coltivazioni GM è quello relativo alla loro utilità. “Nessuna coltura GM oggi presente sul mercato offre benefici ai consumatori in termini di prezzi o di qualità, né finora queste colture hanno fatto nulla per alleviare la povertà o la fame in Africa o in altre parti del mondo” ha commentato il nigeriano Nnimmo Bassey, di FoE Africa.
Le varietà GM non aumentano le rese - specifica il rapporto intitolato Who Benefits From GE Crops? - né tantomeno migliorano la qualità del cibo: l’unico vantaggio è quello di ridurre il costo del lavoro perché è più facile controllare le erbacce attraverso il potente erbicida glifosato (cui gran parte della soia e mais GM sono resistenti). Un effetto che interessa più che altro le coltivazioni su scala industriale, e che non aiuta certo i contadini poveri.
Come se non bastasse, l’utilizzo ripetuto del glifosato sta creando delle super-erbacce resistenti al prodotto chimico. Scienziati americani hanno scoperto, l’anno scorso, che alcune varietà di piante infestanti dell’Indiana e dell’Ohio sono diventate immuni al glifosato. Diventano dunque sette, negli Usa, le malerbe che hanno sviluppato resistenza al più potente erbicida del mondo.
Ciò nonostante, ampie piantagioni di mais e soia GM sono coltivate negli Stati Uniti, in Argentina e in Uruguay: e comunque gran parte di questa produzione finisce in Nordamerica e in Europa come mangime per animali.
Nel caso stiate mangiando una bistecca… buon appetito.
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