I più bravi a seguire le regole dell’evoluzione e dell’adattabilità sembrano essere i creazionisti. Che prima si sono ribattezzati seguaci del ‘progetto intelligente’ (intelligent design), e dopo, quasi sconfitti in patria - vale a dire nelle scuole e nei tribunali americani dove sono stati rintuzzati nel 2005 da una sentenza della Pennsylvania – si sono diffusi all’estero. A esportare questo prodotto a stelle e strisce è il Discovery Institute, che non a caso propugna anche un altro American dream: il libero mercato.
Il sogno in questo caso somiglia davvero a un incubo, laddove sembrano saldarsi – come spiega oggi un articolo dell’Economist di carta, “In the beginning” – islamismo e capitalismo. Come nel caso di Mustafa Akyol, autore turco e musulmano, convertito all’intelligent design sulla via che porta a Seattle, sede del liberista Discovery Institute, dove in passato l’opinionista di Instanbul ha ottenuto una borsa di ricerca.
E proprio dalla Turchia sono stati spediti, non richiesti, quegli Atlanti della Creazione (che oltre a essere anti-evoluzionisti, accomunano Darwin a comunismo, fascismo e terrorismo) alle scuole della laicissima Francia.
D’altra parte il mal di stomaco anti-evoluzionista colpisce a tratti, e a macchie di leopardo, anche la Chiesa Cattolica. Anche se, in quest’ultima, non mancano figure di intenso, quasi pre-moderno, sincretismo: come quella di padre George Coyne, gesuita astronomo, per anni a capo dell’Osservatorio Vaticano, profondamente ostile al creazionismo in salsa intelligente. “La danza del fertile universo – scrive – è un balletto composto da tre ballerine: il caso, la necessità e la fertilità”.
Dall’anno scorso è a godersi la pensione in una parrocchia del North Carolina. A causa delle sue posizioni - ha insinuato qualcuno - sul progetto intelligente. Che, nel caso, ha rivelato tutta la sua stupidità.
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