Archivio per la categoria ‘tech’

Dopo il gendarme, si sdraia anche il cantante pop

Novembre 14, 2007

Se le cunette stradali che rallentano l’andatura delle auto sono chiamate, da alcuni, il “gendarme sdraiato” (e sul tema rimando a un bellissimo articolo di Franco Carlini), come dovremo battezzare le vie musicali inventate da alcuni ingegneri giapponesi? Vi lascio il sollucchero di creare un’apposita locuzione. Ad ogni modo l’idea è la seguente: lungo la strada sono tracciati a distanze particolari alcuni canali, o incisioni che dir si voglia, che risuonano quando vengono attraversate dai veicoli. Pare che da qualche parte in quel paese delle meraviglie che deve essere il Giappone si possa ascoltare, con questo stratagemma e stando comodamente seduti nella propria macchina, meglio se con i finestrini chiusi, una canzone pop.

Va bene incorporare la norma o il divieto (nel caso del gendarme sdraiato quello di non andare troppo veloce in prossimità di centri abitati) nel paesaggio urbano, ma è proprio il caso di inserire ora anche l’intrattenimento? Non c’è, da qualche parte, un diritto al silenzio e alla quiete?

Blogger, dall’America con furore

Giugno 28, 2007

“In questi giorni Washington DC assomiglia alla Silicon Valley del ’98, quando erano tutti intenti a spacciare l’ultima delle novità”. Così viene descritto l’interesse della politica per la comunicazione web da Mother Jones, che dedica uno speciale all’argomento (ormai diventato un tema ricorrente della stampa). Se il modo in cui funzionano la nostra economia e i nostri media è sempre più distribuito su diversi soggetti e diversi livelli, è sempre più open source, perché non dovrebbe accadere lo stesso con il Palazzo?

Mother Jones cerca di rispondere alla domanda intervistando fior di esperti 2.0: da David Weinberger a Jimmy Wales, da Mica Sifry a Howard Dean, da Lawrence Lessig a Phil de Vellis, quest’ultimo divenuto famoso in quanto creatore dello spot pro-Obama “Hillary 1984”.

Ma l’aspetto più interessante dello speciale è probabilmente un altro interrogativo sviscerato da MJ: quanto la blogosfera, ma soprattutto i top blogger, si stanno trasformando, da distruttori dell’ordine mediatico costituito, in nuovi guardiani della legittima conversazione? Con tanto di desuete tattiche di difesa corporativa, come quelle evidenziate dal pezzo Meet the New Bosses?
“I politici corteggiano i grossi blogger. Li invitano a cena, a pranzo” commenta un giornalista citato da MJ che però, è questa è la notizia di tutto lo speciale, preferisce rimanere anonimo per timore delle ritorsioni (anzi, del furore, wrath, alla Steinbeck) dei blogger. Chissà se sarà così anche per l’Italia….

technorati tags:,

Blogged with Flock

Visioni di futuro

Giugno 14, 2007

Verrà un giorno in cui il termine Berlusconi evocherà semplicemente:

Battery-Efficient, Robust, Lightweight, Ubiquitous Sensors for COst-effective Network Infrastructures (BERLUSCONI 07)

Così si chiama un seminario organizzato dal Bertinoro international Center for informatics.
La tecnologia ci seppellirà tutti.

Blogged with Flock

I cani antipirateria convincono i malesi

Maggio 31, 2007

Finalmente ho trovato un’attività in cui il mio completamente inutile cane (che non è neppure da compagnia, in quanto sono gli umani che devono intrattenerlo e non viceversa) possa rendersi utile.

Pare infatti che Lucky e Flo, due labrador allevati in Irlanda e assoldati dall’industria cinematografica americana per combattere la pirateria, abbiano spopolato in Malesia, convincendo la polizia locale a costituire una unità canina anti-taroccamento.

La coppia di animali in questione è già famosa da qualche tempo, quando era stata presentata come l’ultimo ritrovato degli studios hollywoodiani per arginare la duplicazione abusiva di Dvd. I due labrador sarebbero infatti capaci di scovare dischi pirata (o più probabilmente dischi nascosti, visto che non credo che le copie illegali di per sé puzzino, sebbene sicuramente un giorno la Mpaa proverà a farcelo credere).

Lucky e Flo, fa sapere un funzionario malesiano, hanno stanato più di 1,3 milioni di Dvd e Cd contraffatti, per un valore di 4,43 milioni di dollari, nel corso di pochi mesi.

Se tanto mi dà tanto, e considerando che il mio cane è sputato l’immagine di Lucky e Flo, ho al guinzaglio una miniera d’oro. Potrei provare a proporlo alla polizia malese. Tanto più che, oltre alla metà labrador, la mia amichetta a quattro zampe (sì, è una femmina) è per il cinquanta per cento pastore tedesco. Alla parte investigativa (lo sniffamento dei Dvd) potrebbe unire quella repressiva. Anche il nome del mio cane promette bene: Nanà.

Lucky, Flo e Nanà, ecco a voi il trio che sconfiggerà i pirati. Stasera inizio gli allenamenti.

Blogged with Flock

E il pranzo è servito…dal distributore automatico

Maggio 23, 2007

Della caffetteria dell’università di Pittsburgh, dove ho soggiornato per un po’, non ricordo molto, a parte le luci basse; soprattutto non ricordo i menù, dei quali ho un’immagine indistinta di anemiche insalate e fette di formaggio plastificato. Ma sicuramente c’era anche qualche piatto caldo.
Molto più vividi nella mia memoria sono rimasti i distributori automatici: acqua, succhi e soprattutto confezioni di pretzel o simil-pretzel a gogò, all’epoca in cui non stavano ancora per diventare un’arma impropria al servizio dei nemici di Bush. C’erano però delle leggende, tra i transfughi italiani, che da qualche parte, nei meandri di downtown (il centro), si nascondessero delle mirabolanti macchinette capaci di sfornare spaghetti al ragù.

Ora leggo che in Florida alcune scuole superiori – spinte sia dall’emergenza obesità che da quella di contenimento dei costi - avrebbero adottato delle nuove speciali vending machines capaci di distribuire dei veri, o così supposti, pasti e di vigilare in qualche modo sulla scelta degli alunni. Un po’ distributori automatici, un po’ mensa, un po’ nutrizionisti. Le macchine infatti consiglierebbero ai ragazzi, che utilizzano un codice personale per accedere agli alimenti, gli abbinamenti più sani, e permetterebbero nello stesso tempo ai genitori, attraverso la registrazione delle scelte compiute, di tenere sotto controllo la dieta dei figli. Inoltre aiuterebbero a smaltire le lunghe code che si formano alle casse della mensa, dirottando parte dei ragazzi sull’opzione automatica.

Ma gli effetti speciali non finiscono qui: le macchinette funzionerebbero anche da poliziotto scolastico, arginando i fenomeni di bullismo (espressi sotto forma di furto o estorsione del codice, e quindi del pasto, altrui) con delle videocamere che riprendono la faccia del ragazzo intento ad acquistare qualche prelibatezza gastronomica.

Insomma, in un solo dispositivo queste scuole sono riuscite ad amalgamare il peggio della modernità: omologazione e impoverimento culinario, paternalismo ipocrita mediato dalla tecnologia, controllo sociale.
E poi, da quel che mi è parso di capire, non fa neppure gli spaghetti.

technorati tags:

Blogged with Flock

Onnivori, Veterani, Mobile-Centrici e…

Maggio 8, 2007

web2_0_pie_chart_550×600.jpg

Che tipo di utente ICT siete? Una ricerca della Pew Internet & American Life Project, mirata al pubblico statunitense adulto (da escludere dunque l’attivo pubblico adolescenziale), distingue, all’interno delle tre categorie principali di utilizzo della tecnologia (elevato, moderato o al di sotto della media) ben dieci sottogruppi. Anche l’analisi della comunicazione high-tech ha infatti la sua coda lunga, la sua frammentazione in nicchie e scatole cinesi che secondo alcuni, oltre ad essere un tratto distintivo della rivoluzione digitale, ci farà tutti più ricchi, e non solo culturalmente.

Ad ogni modo, se appartenete alla macroarea degli utenti “forti” potreste – americanizzandovi un po’, ma la cosa non dovrebbe essere difficile ormai – ricadere nel sottogruppo degli Onnivori, di quelli che si spazzolano voracemente blog, mashups, video, instant messaging e blogging (ho in mente una collega seduta alla mia destra…); il classico fanatico del web 2.0, insomma. Oppure rientrare nel gruppo dei Connettori, che a quanto pare sono donne sulla trentina, che amano essere collegate, meglio se in WIFI, e che solitamente hanno un blog; o ancora nei Veterani Annoiati, quelli che hanno visto più cose sotto il cielo di internet di quante voi neofiti ve ne possiate immaginare, sprezzanti verso questa smania da femminucce della partecipazione, della condivisione, del web sociale, del punto zero ecc.

Infine, nel gruppone dei superutenti ci sono gli Accrescitori di Produttività, il cui nome rinvia a delle abominevoli entità a metà strada tra Terminator e quinquenni da realismo socialista, ma che invece allude a persone con un approccio pragmatico, positivo e moderato alle tecnologie di comunicazione.

Non male anche la suddivisione degli utenti medi, che possono essere Mobile-Centrici (e in America lo sono soprattutto gli afro-americani, mentre in Italia lo sono probabilmente gran parte degli italiani…) oppure Connessi Ma Seccati, quelli che “mi si nota più se sono connesso o se non lo sono?”, quelli che hanno fanno comunicano ma sempre con un senso d’insofferenza verso il sovraccarico informativo.

Infine, nella categoria degli utenti “deboli” si va da quelli Mi Basta Così (Light but satisfied), o dagli Sperimentatori Inesperti, di solito donne di una certa età, agli Indifferenti privi di banda larga per concludere con quelli Tagliati Fuori, sconnessi insomma, per lo più anziani.

Personalmente non riesco a includermi in nessuna di queste categorie, anche se penso di oscillare tra l’Onnivoro, il Connettore e talvolta il Connesso Ma Seccato… E voi?

Vorrei infine aggiungere una categoria: il Connesso Luddista, quello che la tecnologia la usa anche con disinvoltura ma non ha rinunciato al sogno di eliminarla dalla faccia della terra.. Il suo computer è sempre a rischio di essere distrutto…..

technorati tags:

Blogged with Flock

Google lobbista in Europa

Marzo 20, 2007

Google si appresta a dominare il mondo, così come faceva intendere ieri un pezzo su Affari e Finanza di Repubblica? Per ora si limita a espandere il suo influsso in Europa istituendo una rete di lobbisti. Del resto il Vecchio Continente ha già dato prova di poter essere, per il motore di ricerca, una bella fonte di grane, come ha dimostrato la causa degli editori belgi.

technorati tags:

Blogged with Flock

Elezioni Usa: tecnologia e politica a una svolta?

Marzo 7, 2007

Le elezioni americane del 2008 saranno un punto di svolta della politica americana (e della storia globale)? E i prodromi di questa rivoluzione politica contro l’ancien regime inaugurato dalla presidenza Reagan nel 1980 si possono forse già scorgere nei risultati delle votazioni di medio termine, con la rimonta democratica dello scorso novembre? Se lo chiede, da sinistra, questo saggio di Steve Fraser, con una certa dose di quello che gli americani chiamano “wishful thinking”: come dire, interpretare e prevedere dei fatti anche alla luce delle proprie speranze.

In ogni caso Fraser ritiene che sia in corso, negli Stati Uniti, un riflusso anti-repubblicano, il quale potrebbe concludersi in un rovesciamento di valori, politiche e modelli economici. Varie sono le prove esibite dall’autore per puntellare questo ragionamento, tra cui anche il sorprendente “obamismo”, che non è una pratica vietata dalla Chiesa, bensì l’appassionato, quasi messianico entusiasmo di una parte dell’elettorato nei confronti del candidato democratico e afroamericano Barack Obama (verso cui l’autore del saggio non nutre, in verità, una particolare stima).

Non tutti però sono così ottimisti. Non lo è per esempio il commentatore del Guardian Gary Younge, che analizza la mobilitazione web di questa precoce campagna elettorale americana. Perché se è vero che l’internet avrà un ruolo importante, forse decisivo, prima o poi si scontrerà con i poteri e le pratiche costituite. Con la forza inerziale dei soldi. Suggestiva la sua immagine di uno scontro tra la classe politica professionista e il pubblico più politicamente impegnato: tra l’oligarchia e il popolo (web?), tra i messaggi confezionati dai consulenti di comunicazione e il libero, imprevedibile caos dell’opinione pubblica espressa attraverso l’internet. Ma in questo caso l’autore si fa poche illusioni. La presa della Bastiglia è lontana.

PS: per chi fosse interessato all’argomento web&politics rimando allo speciale su VisionBlog..

technorati tags:, ,

Blogged with Flock

Uno stop alla Monsanto e ai brevetti sulle piante

Marzo 6, 2007

La brevettazione di piante da oggi è un po’ più difficile. E questo per uno schiaffo dato alla Monsanto dall’ufficio americano dei marchi e brevetti che ha respinto una patent chiave del suo portfoglio Roundup Ready.

Si tratta dell’esito dell’azione promossa dal gruppo no profit Public Patent Foundation (PPF) che ha chiesto all’ufficio americano di rivedere quattro brevetti (a protezione dei tratti genetici che rendono il cotone e la soia immuni al glifosato, potente erbicida prodotto dalla Monsanto col nome di Roundup) che a suo avviso erano stati concessi senza una valida motivazione. “Pensiamo che ci siano diversi problemi – ha dichiarato il direttore della PPF, Dan Ravicher – Il primo è che i brevetti in questione non meritano di esistere perché la Monsanto non ha prodotto qualcosa di nuovo o di non ovvio”. E poi, accusano quelli della fondazione, perché la multinazionale dell’agribusiness utilizza queste patents per “portare i contadini alla bancarotta”.

Ma l’obiettivo centrale è ripristinare la nozione che i viventi (e quindi anche le piante) non possano essere brevettati. Una strada, per gli oppositori dell’agricoltura GM, ancora tutta in salita. “La stessa possibilità per un’azienda di ottenere un brevetto di utilità su una pianta è una nozione nuova e controversa” ha dichiarato Bill Frese, del Center for Food Safety, un istituto pro-biologico. Questo perché una pianta, anche se modificata geneticamente, non dovrebbe essere considerata un’invenzione.

Gli interventi umani sulla natura ci sono sempre stati, ma l’assimilazione della natura a un prodotto tecnologico è un elemento nuovo e dirompente, le cui pericolose derive pratiche e filosofiche sono state ancora poco soppesate.

Ovviamente la Monsanto potrà appellarsi contro la decisione oppure “patteggiarla”…

technorati tags:,

Blogged with Flock

Gli Usa pronti a bombardare gli hacker?

Febbraio 12, 2007

Nel caso di un massiccio cyberattacco riconosciuto come proveniente da una fonte straniera gli Stati Uniti sarebbero pronti a lanciare un cyber-contrattacco; oppure a bombardare (non con Google ma con ordigni esplosivi, ndr) l’origine di quell’assalto informatico. Lo ha dichiarato Mark Hall, del Dipartimento della Difesa americana.

Una vera caduta di stile, e quale aggrapparsi ostinato alla old economy…

O forse un’idea geniale per assemblare nuove e sfuggenti pistole fumanti?

In ogni caso fossi un hacker iraniano starei molto attenta….

technorati tags:

Blogged with Flock

Una storia basata sulle mail?

Febbraio 8, 2007

Da che scienza è scienza gli scienziati si sono scritti molte lettere, che oggi sono manna per gli storici impegnati a ricostruire relazioni, motivazioni, riflessioni e percorsi mentali dei ricercatori più importanti. Una bozza scritta (e mai spedita) di Niesl Bohr ha recentemente illuminato le circostanze di un famoso e misterioso incontro avvenuto nel 1941 fra lo stesso Bohr e Werner Heisenberg (due dei fondatori della meccanica quantistica) nella Danimarca occupata dai nazisti.

Ma di che si nutriranno gli storici del futuro? Useranno come loro fonti le e-mail? Se lo chiede Robert Crease, e l’interrogativo non è retorico né frutto di un novecentesco romanticismo che si compiace di archivi bui polverosi e ingialliti. La questione è quella della durata e della conservazione dei dati digitali: quanto possiamo contare sulla posta elettronica e chi ci assicura che quanto documenta non scomparirà insieme al server che la contiene? Che longevità hanno le informazioni digitali?

“Abbiamo carta del 2000 avanti Cristo – dice uno storico dell’American Institute of Physics – ma non possiamo leggere la prima mail inviata nella storia. Abbiamo i suoi dati e il nastro magnetico, ma il formato è andato perduto”.

Il problema ha ispirato vari progetti di archiviazione dei dati elettronici, il più famoso è l’Internet Archive, mentre in campo scientifico ci sono il Persistent Archives Testbed Project e il Dibner–Sloan History of Recent Science and Technology Project (quest’ultimo incorpora anche informazioni sugli scienziati coinvolti per contestualizzare al meglio i documenti).

I fisici dunque si stanno preoccupando della preservazione dei loro scritti, anche quelli più informali. Mi chiedo cosa faranno gli storici del costume e della società, quelli che spulciano anche le corrispondenze della gente comune: dove andranno a recuperare il materiale necessario per i loro lavori?

Viviamo in un tempo paradossale, in cui da un lato rischiamo di non avere memoria delle nostre comunicazione private, dall’altro di esporre continuamente i nostri dati all’indiscrezione dei contemporanei.

technorati tags:,

Blogged with Flock

Uno, nessuno, centomila wiki

Gennaio 16, 2007

Qualcuno dovrebbe suggerire agli Wikipediani e ai loro amici maggior attenzione sui nomi della galassia wiki (e sulla tempistica dei vari progetti) in modo che si eviti di generare confusione tra utenti e commentatori. Infatti, se inciampa anche uno così tanto addentro ai retroscena della Silicon Valley e dintorni come Michael Arrington (TechCrunch) allora vuol dire che il polverone è fitto.

Sta di fatto che da poche ore è online WikiSeek, un nuovo servizio per gli amanti di Wikipedia: si tratta di un motore di ricerca che indicizza solo le pagine della nota enciclopedia online, oltre ai siti che vengono linkati dalla stessa. L’obiettivo di questo progetto è duplice: da un lato offrire un motore più efficace di quello attualmente esistente sulla stessa Wikipedia; dall’altro fornire risultati di qualità alle interrogazioni degli utenti, in virtù dell’utilizzo di un ventaglio ristretto di fonti (che escludono dunque spam, siti gonfiati dalle tecniche di online marketing ecc). La ricerca può essere affinata utilizzando strumenti come la nuvola di tag (etichette), che illustra tutte le categorie di Wikipedia contenenti la parola cercata.

Insomma, uno strumento interessante, i cui proventi pubblicitari (o buona parte degli stessi) verranno girati dai suoi progettisti – ovvero da SearchMe, una start-up di Palo Alto sostenuta dalla Sequoia Capital - alla Wikimedia Foundation. Per quelli di SearchMe si tratta soprattutto di un investimento in immagine, dal momento che intendono sfornare tutta una serie di motori di ricerca di nicchia, adatti alle esigenze della “coda lunga”.

Tutto ciò non va però confuso con Wikiasari, il progetto svelato da Jimmy Wales, fondatore di Wikipedia, che ambisce a lanciare un motore di ricerca generale (non limitato all’enciclopedia online dunque) il quale prenda in considerazione, nella gerarchia dei suoi risultati, le scelte e i giudizi della comunità di internauti. Una sfida a Google e ai suoi algoritmi, l’hanno ribattezzata alcuni media. Restano per altro molti dubbi sui dettagli di quest’ultima creazione di Wales, a partire dallo stesso nome, Wikiasari.

Quindi, ricapitolando, nessuno di questi due progetti è realizzato da Wikipedia: l’enciclopedia online gioca, in entrambi, un ruolo marginale.

D’altra parte, fino a pochi giorni fa, WikiSeek si faceva chiamare WikiSearch. Ma forse a questo punto vi è già venuto il mal di testa…

technorati tags:, , ,

Blogged with Flock

L’Europa migliora i cellulari

Gennaio 15, 2007

I cellulari stanno diventando un po’ più verdi e il merito è degli standard adottati dall’Unione europea, in particolare dalla direttiva entrata in vigore a metà 2006 - Restriction of Hazardous Substances (RoHS) - che ha bandito dalle apparecchiature elettriche ed elettroniche l’uso di materiali tossici come il piombo, il mercurio e i ritardanti di fiamma brominati, un particolare gruppo di agenti chimici contenenti il bromo. Tutte sostanze pericolose se disperse nell’ambiente, specie se iperalimentate anche dall’accumulo e la veloce sostituzione dei telefonini.

La conseguenza del bando europeo è stata che i maggiori produttori di cellulari - Nokia, Motorola, Samsung, LG, and Sony Ericsson, i quali coprono l’80 per cento del miliardo di telefonini venduti l’anno scorso – si sono dovuti adeguare perché sarebbe stato troppo complicato costruire apparecchi fatti con materiali diversi a seconda dei diversi standard. Insomma, l’Europa per una volta (e speriamo che lo faccia sempre di più) detta la linea, anche se il risultato immediato è stato di fare dell’America Latina una pattumiera high-tech più di quanto già non sia.
Ma forse sarebbe l’ora di fare uno sforzo ben superiore nel riciclo (e nel riutilizzo) di tutti questi telefonini, che – ci dicono i dati – in media gli utenti cambiano ogni 18 mesi…

technorati tags:, , ,

Blogged with Flock

Dove ti porta il porno

Gennaio 12, 2007

Nel mondo tecnologico ci sono due correnti di pensiero: chi attribuisce al porno il ruolo di motore occulto nella commercializzazione di nuovi prodotti e chi no.

Se siete della prima scuola godetevi la seguente notizia: Digital Playground, noto produttore di film per soli adulti, avrebbe scelto l’Hd-Dvd, il formato per dischi ottici di nuova generazione sostenuto da Toshiba. La ragione? Sony, produttrice del rivale Blue-ray, sarebbe ostile all’idea di riversare contenuti a luci rosse sul suo sistema.

Vi ricorda qualcosa? (Ne parlo anche su VisionBlog).

Sempre per restare in tema di tecnologia che scotta, un’insegnante del Connecticut rischia fino a 40 anni (!) di carcere per aver mostrato in classe dei siti web per soli adulti. La difesa ha addossato la colpa di quanto accaduto a uno spyware che la donna non sarebbe stata in grado di controllare. Premesso che, se anche l’avesse fatto intenzionalmente, l’idea di condannarla a 40 anni di prigione è talmente ridicola che mi meraviglio che la stampa americana la prenda anche solo in considerazione (ovviamente deve farlo, se il rischio è reale, ma non con questi titoli…).

E tuttavia mi chiedo: se fosse stato davvero uno spyware? Anche senza sentenze khomeiniste, una vita e una reputazione rovinata.
Per un pop-up.

technorati tags:, ,

Blogged with Flock