Archivio per la categoria ‘Uncategorized’

L’America tratteggia il suo Eterno Iran

Settembre 19, 2007

iran.jpg

jew1.jpg

Il Columbus Dispatch - giornale del profondo Ohio che normalmente nessuno vorrebbe far emergere dagli abissi - ha riscosso un’infausta notorietà internazionale grazie a una vignetta di satira (?) anti-islamica. Di ironico tuttavia in quell’immagine - che ritrae l’Iran come un tombino da cui stanno uscendo scarafaggi pronti a infestare il Medioriente - c’è ben poco, per non parlare di finezze politiche, sebbene l’autore sia un vignettista di fama, Michael Ramirez, piuttosto solidale con l’amministrazione Bush.

Gli iraniani ovviamente non hanno gradito e tocca a un loro rappresentante, Ali Sheikholeslami, direttore del centro cultuirale islamico della California settentrionale, ricordarci che cosa è in gioco. “Paragonare una nazione a scarafaggi è accaduto durante l’era nazista e poco prima dell’Olocausto in Germania. E un simile percorso è avvenuto anche in Rwanda prima del genocidio del 1994: una comparazione tra Tutsis e scarafaggi”.

Deumanizzare prima di elimare, in sintesi. Certo, se non fosse nell’aria un attacco all’Iran probabilmente nessuno ci avrebbe fatto caso…
(Sotto la vignetta sull’Iran ho riportato una vecchia immagine di propaganda nazista che ritrae l’Ebreo, anzi, l’Eterno Ebreo)

Ciao, vado in ferie

Luglio 13, 2007

Ci si risente, per chi c’è, ad agosto… ma con moderazione :)

ciao

Chi cerca trova, e talvolta ruba

Luglio 10, 2007

Facile come un gioco da ragazzi. Avevano le chiavi, i codici e le combinazioni delle cassette di sicurezza di Bigg City, un centro ricreativo di Colorado Springs (Colorado), forse grazie a una soffiata proveniente dall’interno, da qualche impiegato. Sta di fatto che per i due ladri, probabilmente due fuoriusciti della disneyana Banda Bassotti, era tutto calcolato nei minimi dettagli. O quasi.

In effetti, il tentativo di offuscare una videocamera con una bomboletta spray non è stato del tutto brillante; il liquido è colato più volte dall’occhio elettronico ottenendo l’effetto opposto di ripulire la lente e rendere più nitida l’immagine. In compenso i malviventi hanno ricoperto per benino un allarme antincendio, scambiato evidentemente per un’altra videospia. L’intoppo maggiore è arrivato però quando hanno provato ad aprire i lucchetti: 75 minuti di frustrazione registrata in diretta dalla videocamera tirata a lucido; 75 minuti in cui i due ladri, bardati di nero come due ninja, sono passati freneticamente da cassetta a cassetta, incapaci ad aprirne anche solo una.

Finché è arrivato il colpo di genio: uno dei due è entrato in una stanza e ha usato un computer per cercare la voce “come scassinare un deposito valori” su Google. Dopodiché è tornato all’attacco, questa volta vittorioso. I ladri se ne sono così andati con una playstation, un portatile e del denaro contante per un totale di 12 mila dollari. Oltre che con un’eterna ammirazione e gratitudine per il motore di ricerca di Brin e Page.

(La storia è segnalata da John Battelle)

PS: Sagace come sempre in questi casi, la polizia locale ha spiegato che non si tratta di un lavoro di professionisti. Certo che no. Non sanno che ormai siamo nell’era degli amatori?

Social network del mondo dei più

Luglio 4, 2007

Avvertenza: la lettura di questo post potrebbe richiedere l’ausilio di strumenti gesti e riti apotropaici.

E’ il social network definitivo. Ultimativo. Ultimate, all’inglese, è anche più appropriato. La destinazione web finale. Nella recente esplosione di siti di socializzaizone di nicchia, nel furioso percorrere la ‘coda lunga’ fino alla sua estremità, ecco infine la rete sociale per i defunti. O meglio, per la loro memoria. Ci hanno pensato quelli di Respectance, che hanno messo in piedi, va riconosciuto, un sito abbastanza sobrio, anche se la sfilata iniziale di lapidi in forma di foto con date di nascita e morte sovrascritte è francamente agghiacciante. Ma potrebbe essere solo questione di gusti…

Di questo sito ciò che mi ha colpito è comunque il sottotitolo “Condividi i tuoi ricordi”: usare un social network per mettere in comune memorie singole e collettive (non necessariamente necrologiche) potrebbe essere un’interessante applicazione futura di questo strumento, che oggi sembra essere schiacciato sul presente e sulla sua urgenza di “fare rete”.

Ma forse anche la teologia potrebbe trarre ispiraizone da Respectance e magari riformulare il Paradiso come un luminoso social network, privo di bachi di maniaci e di pubblicità. Del resto, il soccorso ricevuto da Dante mentre si trovava a brancolare nel mezzo del cammin di sua vita non si è sviluppato attraverso tre donne paradisiache, la Madonna che contatta Lucia che contatta Beatrice…? Avranno usato l’instant messenger?

Le follie dell’usabilità - al Zena BarCamp

Aprile 28, 2007

Se appartenete a quella specie in via di estinzione che rimane a bocca aperta quando in un bancomat legge la frase “ Per versamento automatico si prega di entrare nel menù prelievo”, allora la presentazione di Roberto Dadda che ha aperto questa mattina il BarCamp di Genova avrebbe vendicato la vostra frustrazione di utenti incompresi.

Le follie dell’usabilità negata, distorta o più semplicemente mancata non riguardano però solo il mondo delle tecnologie digitali: da spremiagrumi modello treppiede a bilance lisce e scivolose ai forni con tacche di 15 minuti in 15 minuti (invece dei 10), o ascensori con pulsantiera orizzontale e via dicendo, le strade dell’illogicità sono infinite, specie se gli oggetti che ci circondano abdicano alla loro funzionalità per delle pretese di design non sempre riuscite.

Purtroppo anche i computer e il mondo internet non sono immuni da questo virus: tra i casi più celebri citati da Dadda il messaggio del Dos una volta che si stacca la tastiera: “No keyboard attached, press F1 to continue”.
A dimostrazione che i poeti futuristi non erano poi così lontani da alcuni ingegneri…

Ecco perché vale la pena di studiare l’ergonomia  e l’accessibilità, e capire che un portale con troppe cose, commenta Dadda, è come un programma televisivo con troppi ospiti. Qualcuno l’ha compreso bene e su questo ci sta anche facendo i soldi: ricordo che Google ha una responsabile che si occupa di mantenere il più possibile pulita e funzionale l’homepage del motore di ricerca.

Ad ogni modo il messaggio finale di Dadda è confortante: gli utenti allibiti non sono più una categoria minoritaria (se mai lo sono stati in effetti) e senza voce: le nuove generazioni nate nel segno di internet pretenderanno oggetti, luoghi e programmi usabili (anche se vorrei precisare che la parola stessa, usabilità, suona davvero poco usabile).

Come ha commentato la figlia piccola di Dadda, che abituata a cordless e cellulari ha inconsapevolmente strappato via il primo telefono fisso che ha incontrato, “ma perché la nonna lega il telefono al muro”?
Al grido di “ma perché” gli utenti riconquisteranno le regole della logica e della semplicità. Più che una previsione è una speranza.

technorati tags:, , ,

Blogged with Flock

Il cyber-gemello che chatta al nostro posto

Aprile 3, 2007

Nelle gemmazioni continue della nostra identità al tempo del web 2.0 (chi non ha degli account sotto diverso nome?), nella moltiplicazione di mondi virtuali e di seconde vite, non poteva mancare anche il nostro doppio da chat, il nostro Mr Hyde da instant messenger. Almeno questa è la convinzione di Mycybertwin.com, un servizio fresco di lancio (ma non sarà mica un tardo pesce d’aprile?) che promette di ritagliarci addosso un nostro doppio virtuale che chatti e conversi al nostro posto quando siamo – malauguratamente, s’intende – offline.

Si tratta dunque di un bot, di un software addestrato a dare una serie di risposte e a comportarsi secondo specifici tratti caratteriali sulla base delle indicazioni degli utenti. Dopodichè lo si può inserire nel sito, nel blog o addirittura nel messenger di Micrsosoft, e lasciare che sbrighi lui le conversazioni con amici o clienti quando noi siamo impegnati in qualcos’altro.

Gli albori della intelligenza artificiale regalata alle masse o un giochetto per carpire un po’ di dati su gusti e preferenze degli utenti? Certo che se si riuscisse ad applicare al proprio avatar in Second Life potremmo continuare a presidiare quel genere di spazi virtuali mentre finalmente ci godiamo una passeggiata reale.

PS: Ho fatto una prova e qui sotto potete parlare (in inglese) con la mia gemella cyber..  preciso però di averla istruita poco.

Chat to my CyberTwin online now!

technorati tags:,

Blogged with Flock

Se i polli europei volano in Africa

Gennaio 24, 2007

Eccovi una storia di commercio internazionale. Ma anche di Africa, di pennuti, di diversi pesi e diverse misure. Inizia con la passione europea per i petti di pollo: magri, pratici, economici; nei Paesi dell’Unione se ne consuma in gran quantità. Il fatto è che lasciano anche un gran numero di scarti, parti meno pregiate e desiderate, come le zampe. Che fare di tutti gli avanzi? chicken.jpg

Ce lo spiega Marcello Faraggi in questo documentario (Chicken Madness) per EUx.tv: si congelano e si spediscono in Africa, ad esempio in Camerun, dove vengono venduti nei mercati  – spesso dopo essere stati più volte scongelati e nuovamente congelati - a prezzi inferiori rispetto ai polli dei piccoli allevatori locali. Con effetti disastrosi per l’economia del Paese. “La competizione dei polli d’importazione provenienti dall’Europa ha fatto perdere la principale fonte di reddito al 92 per cento dei piccoli allevatori camerunesi” spiega Bernard Njonga, presidente di ACDIC, una ong africana che si sta battendo contro questa forma di dumping.

Non sorprendentemente, l’invasione dei polli europei è iniziata in Africa dopo il 1994 e la nascita dell’Organizzazione mondiale del commercio, con la conseguente riduzione delle protezioni tariffarie che sostenevano i piccoli agricoltori del Sud (e senza che invece fossero smantellati i corposi sussidi destinati dall’Europa al suo agribusiness).

Ma le vie delle liberalizzazioni non sono mai finite. L’Europa sta infatti negoziando con l’Africa centrale un nuovo accordo, l’Epa (Economic Partnership Agreement), che allo stato attuale toglierebbe a Paesi come il Camerun – che negli ultimi anni ha almeno aumentato le tasse sul pollo congelato - le ultime difese contro simili importazioni.

technorati tags:, ,

Blogged with Flock

Intelligenza o narcisismo delle masse?

Novembre 28, 2006

Era chiaro che prima o poi sarebbero arrivati, nello tsunami di servizi di social networking che ha travolto il web negli ultimi anni, anche siti come Twitter.com, incentrati sull’idea, anzi sulla domanda seminale: che cosa stai facendo (in questo momento)?

Uno s’iscrive, invita chi vuole e deposita, come su un diario, le tracce ordinarie della sua esistenza, in modo da tenere sempre aggiornata la comunità di amici, conoscenti o anche semplicemente iscritti al servizio. Siamo arrivati dunque alle reti sociali del nulla? Alla pochezza condivisa? Alla vuota glorificazione dell’io digitale?

Può darsi, e certo non mi iscriverò al servizio in questione, sebbene una lettura casuale dei suoi post possa anche regalare qualche suggestione, quanto meno agli storici della vita quotidiana. Ma mi colpisce la filippica di Slate che, in parte traendo spunto da simili servizi, si scaglia contro l’ego-gigantismo indotto dalla diffusione del web. C’è qualcosa nella Rete, scrive l’autore, che tira fuori il mostro egotistico nascosto in noi. Tutte queste persone che fanno siti web su se stessi, che mettono online la loro vita, le loro foto, il loro nome, il loro cane, i loro pensieri insignificanti….

Sarà che pure io ho ceduto alla riprovevole tentazione di mettere su Flickr le foto del mio cane, ma questa tirata contro l’ego delle masse internet mi suona così vecchia che sono andata a ricontrollare la data dell’articolo.

Certo, MySpace e altre vetrine del solipsismo non costituiscono un gran contributo all’umane ‘virtute e canoscenza’, ma per degli adolescenti (quali sono la maggior parte degli utenti di questi servizi) non sono neppure così infamanti. In quanto agli adulti posati, questi possono pur sempre tenersi alla larga da Twitter, MySpace, Flickr e i blog, nessuno mette loro gli spilli negli occhi perché restino a considerare i rantoli altrui.
Mentre rimane davvero prezioso quel desiderio di informarsi, di leggere e commentare le cose degli altri, di dire la propria, che è l’altra faccia del già citato narcisismo.

Poi ci sono anche quelli che, passatemi il genovesismo, sbulaccano… Ma se ne vedono davvero molti anche offline.

technorati tags:,

Blogged with Flock

Google sfonda quota 500, e fa più paura

Novembre 22, 2006

Alla fine è successo: ieri Google ha scalato per la prima volta quota 500 dollari per azione, chiudendo a 509,65 e totalizzando una capitalizzazione di mercato di 156 miliardi di dollari. La società di Mountain View, a soli 8 anni di vita, vale più di Intel, HP, Coca–Cola, Chevron o AT&T.

A quanto pare gli investitori stanno salutando la nascita del Google 2.0 e di una formidabile macchina da guerra che usa la denominazione di search engine company come una foglia di fico per coprire la realtà: l’emergere di una media company potentissima.

Nella costruzione di questo mastodonte dell’informazione digitale, l’acquisizione di YouTube, e prima ancora servizi come Blogger, Page Creator e Google News, o ancora la progettazione di Google Print, non sono altro che tasselli di un’unica strategia, anche se forse, nei risultati immediati, non sempre coerente.

Jeffrey Chester, il direttore del Center for Digital Democracy (Washington), parla di “un’ambizione digitale imperiale” che fa paura. Anche i giornali guardano a Mountain View con sempre maggiore diffidenza, sebbene poi siano quasi costretti a venirci a patti. Proprio a novembre Google ha iniziato a sperimentare la vendita di pubblicità per 50 testate, tra cui il New York Times e il Mercury News.

E poi resta la grande vecchia insoluta questione della privacy, del database delle intenzioni, della profilazione degli utenti…

Una sola nota di colore: ad ammonire che Google possa schiacciare la competizione, arrivando addirittura a fissare i prezzi richiesti dagli editori per la pubblicità è… Steve Ballmer, ceo di Microsoft. Detto da lui..

technorati tags:,

Blogged with Flock

Muoiano i giornali, ma che resusciti l’informazione

Novembre 16, 2006

Chi ha bisogno dei giornali? Tanto c’è internet. Ci sono una miriade di fornitori di informazioni, immagini, voci, opinioni e, quel che è meglio, pettegolezzi. Ci sono i cittadini che possono immortalare una sparatoria con la loro videocamera o denunciare di pedofilia i propri vicini. Del resto bisognava immaginarlo, quando si parlava di società dell’informazione, che proprio tutta la società sarebbe stata coinvolta. I giornalisti sono probabilmente destinati a seguire la orme degli artigiani di una volta: chiuderanno bottega.

Finalmente un giornale che parla, fuori dai denti, del proprio (incerto) futuro. E dico finalmente perché, pur non condividendone tutte le riflessioni, questo articolo di The Nation ha il merito di uscire dal recinto del politically correct. Dall’autocensura di chi non vuole sembrare difensore del proprio ‘particulare’. E quindi s’interroga, con amarezza, sulla annunciata morte dei giornalisti.

Negli Stati Uniti la stampa sta tosando il proprio personale. Chissà, forse in questo caso i giornalisti, invece di esuberi, scriveranno proprio licenziamenti. E’ uno stillicidio generalizzato, un’anomala onda lunga che sta diventando la norma. Oggi, per esempio, nella città di Filadelfia ci sono la metà dei giornalisti rispetto al 1980.

E il decantato citizen journalism, lascia intendere The Nation, altro non è che il via libera all’approssimazione, alla curiosità, magari anche un po’ morbosa. E un altro modo, per gli editori, di tagliare sui costi.

Difesa pavida della categoria? Schematismi della vecchia sinistra ancorata alla difesa dei posti di lavoro, da un lato, e a una visione della cultura/informazione un po’ patriarcale, dall’altro?

Qui si aprirebbe una discussione immensa, e sicuramente il citizen journalism, inteso come coinvolgimento dei cittadini nella creazione di informazione, è un fenomeno importante e utile. Di sicuro sta entrando nel mainstream, se anche gli editori di Usa Today hanno deciso di sperimentarlo su larga scala.

Forse questo matrimonio s’ha davvero da fare, e la strada è quel connubio tra mestiere e partecipazione, tra professionisti e cittadini auspicato da progetti come The NewAssignment.

Forse il giornalismo si salverà. Ma quello che importa è che si salvi la buona informazione…

technorati tags:, ,

Blogged with Flock

Vino californiano a secco per l’effetto serra

Luglio 12, 2006

Sono sempre di più i campanelli d’allarme che riguardano gli effetti del riscaldamento globale sullo stesso continente americano, e chissà che l’amministrazione Bush non cominci a prenderne atto. La notizia del giorno è che a causa del caldo eccessivo sarà a rischio, nei prossimi anni, la produzione di vino californiano, che anche qui in Italia abbiamo ormai imparato a conoscere. Il tutto naturalmente a causa dell’effetto serra. A dirlo è una ricerca pubblicata sui Proceedings of the National Academy of Sciences, secondo la quale in futuro sarà invece il freddo New England una regione ideale per la viticolura. Ma siamo davvero pronti per un vinello doc di Cape Cod?

Africa, laghi a secco

Novembre 4, 2005

Dighe e deforestazione stanno lentamente prosciugando i laghi africani. Alcuni di questi hanno visto decrescere il livello dell’acqua di un metro. E’ quanto mostra un atlante speciale presentato alla Conferenza mondiale dei laghi che è stata inaugurata lunedì scorso a Nairobi.

Fonte: El Mundo.

L’Africa inquina di meno, paga di più

Settembre 23, 2005

E’ quella che inquina di meno, che meno contribuisce con le sue emissioni al riscaldamento globale. Ma paradossalmente è anche quella che più viene danneggiata dal cambiamento climatico.

L’Africa, il più povero dei continenti, ha i più bassi livelli di emissioni di diossido di carbonio e di altri gas serra, in buona parte responsabili del global warming. Eppure subisce pesantemente le conseguenze del riscaldamento globale, assistendo impotente a un aumento dei fenomeni di siccità. E’ il monito che arriva da Nairobi, dove una conferenza internazionale sul clima ha sottolineato come i cambiamenti climatici aumenteranno fame e miseria in un continente già duramente provato.

“I Paesi poveri sono meno attrezzati ad affrontare i cambiamenti climatici, sebbene non siano loro i responsbaili dell’inquinamento”, ha ricordato Shem Wandiga, presidente del gruppo di ricerca System for Research Analysis and Training (START). Ma l’inquinamento e ancor più il global warming non conoscono frontiere né responsabilità politiche.

Fonte: Reuters

Contaminazioni GM dalla Cina all’Australia

Agosto 12, 2005

Strane, misteriose, diffuse contaminazioni. Colture GM che non dovrebbero essere tali, sementi biotech rimaste nei setacci di qualche ente di controllo scrupoloso. Nel mondo i campi di colture geneticamente modificate si diffondono anche senza avere bisogno di approvazioni statali.

E’ il caso della Cina dove viene venduto riso transgenico (Bt) non approvato per la commercializzazione - denuncia un ente di controllo sugli OGM, GeneScan. Ma è anche quanto sta accadendo in Australia, dove sono state rinvenute tracce di canola GM (Topas 19/2 sviluppato dalla Bayer CropScience) in partite di canola che non dovrebbero contenerne. Gli agricoltori bio e convenzionali, insieme agli ambientalisti, chiedono al governo di intervenire al più presto. O lo status GM-free dell’Australia (che in realtà commercializza cotone GM) potrebbe diventare solo un ricordo.

Vedi sulla Cina GM Watch.
Sull’Australia, oltre a GM Watch, anche Consortium-bio.info (in italiano).