Blogger appassionati e comunicatori online di lungo corso, prendete nota: il New York Times cerca un nuovo community and social media producer da affiancare alla propria redazione. I requisiti ideali? Un giusto equilibrio tra capacità di valutazione delle notizie, conoscenze tecniche, esperienza con i mondi di Twitter e Facebook. E ovviamente, una forte propensione a lavorare in gruppo e rapidamente. Tra i compiti di questa nuova posizione rientrano la supervisione dei commenti, delle foto e dei contenuti generati dagli utenti; il coinvolgimento dei lettori attraverso idee nuove e creative; la stesura di standard efficaci per la gestione e moderazione dei contenuti dal basso; e la definizione di strumenti e strategie per l’utilizzo dei social media insieme agli informatici.
Social media editor cercasi
giugno 14, 2010E la legge bavaglio fa il giro del mondo
giugno 14, 2010E meno male che con il governo Berlusconi “l’immagine dell’Italia all’estero è migliorata”, come continua a dire il presidente del Consiglio. Da tre giorni il nostro Paese è tornato sulle prime pagine dei quotidiani stranieri, con un nuovo prodotto “made in Italy” di cui si teme l’esportazione: la Gag Law, altrimenti detta ley mordaza, loi-bâillon o Knebel-Gesetz.
L’invasione delle green cars
giugno 10, 2010Il 2011 vedrà l’invasione delle auto elettriche. La Nissal Leaf sta per sbarcare negli Usa e già sta andando a ruba. Ma anche in Italia si sperimentano eco-vetture innovative, addirittura senza pilota. In attesa di una svolta tecnologica sul fronte delle batterie. Ne parlo oggi nella pagina di tecnologia che curo per il Secolo XIX ogni giovedì.
Google, assalto al salotto
maggio 21, 2010A portare il computer sulla tv ci hanno provato in molti. Purtroppo però questa famosa convergenza tra la regina del salotto e internet è stata per anni tanto pervicacemente promessa quanto immancabilmente delusa. Ora, a tentare la «mission impossible», è il turno di Google.
Editori nativi digitali
maggio 17, 2010(Articolo pubblicato su Chips&Salsa, rubrica di Alias, supplemento del manifesto del 15 maggio 2010)
Il protagonista del romanzo ha una pistola puntata contro. In pochi secondi deve scegliere se lanciarsi dalla finestra o affrontare l’avversario. Ma non sarà lui a prendere la decisione. Lo farà, al suo posto, il lettore. Inizia così, con una fuga rocambolesca nel campus della università di Boston – ma anche con un lungo flashback, a seconda del bivio intrapreso dopo poche pagine da chi legge – Chi ha ucciso David Crane?, giallo postmodernista di Fabrizio Venerandi. Che sottopone il lettore a una continua richiesta di interazione: scappare infilandosi sotto i rovi o fermarsi e arrendersi? Svoltare a destra o a sinistra? Parlare con l’interlocutore o mettersi a ricordare un fatto del passato?
Baci pubblici contro l’omofobia
maggio 15, 2010Altro che Via col vento: i kiss-in globali, manifestazioni incentrate sull’idea di baciarsi pubblicamente per alcuni minuti in un luogo convenuto a difesa della diversità sessuale e contro l’omofobia, fanno quasi impallidire il famoso bacio tra Vivien Leigh e Clarke Gable.
Un po’ tradizionale dimostrazione politica, un po’ flashmob, il Greta Global Kiss-In – l’evento mondiale organizzato dall’International Day Against Homophobia and Transphobia (IDAHO) – quest’anno ha deciso di fare le cose in grande.
E-waste, che passione
maggio 7, 2010Il rapporto Onu sull’e-waste. Cosa succede ai rifiuti elettronici in Italia. E perché riciclare, oltre che una festa, può essere un affare. Ne scrivo in un servizio pubblicato questa settimana sull’Espresso (di carta).
Privacy, ultimo atto
maggio 6, 2010“La privacy è un concetto superato”. Mark Zuckerberg lo aveva detto, mesi fa. Ora Facebook l’ha preso in parola. E lanciando la rivoluzione dell’open graph sta abbattendo le ultime protezioni a tutela dei dati degli utenti. Ne parlo oggi sul Secolo XIX
In rete a caccia di intenzioni
maggio 4, 2010Google non ci rende stupidi, anzi. Il motore di ricerca per antonomasia, nel quale, per molti utenti, sembra implodere la stessa internet, amplifica le nostre conoscenze e le nostre potenzialità. Erano le conclusioni di un importante rapporto sul futuro della rete redatto dal Pew Internet & American Life Project lo scorso febbraio, che a sua volta riprendeva una vecchia domanda-provocazione di Nicholas Carr: la Rete – si chiedeva il brillante polemista tecnologico – ci sta forse un po’ rincitrullendo?
Un’ipotesi smentita dagli esperti e dagli internauti intervistati dal Pew che, tra le altre cose, mostravano di nutrire una buona dose di fiducia nei risultati dei search engine e, per trasposizione, nella grande G. Il futuro della ricerca appare radioso, hanno titolato allora alcune webzine.
Ebbene, non è proprio così. Anche perché c’è una sola cosa peggiore del fatto che Google possa renderci stupidi: ed è il rischio che il suo motore non sia abbastanza intelligente. Per la maggior parte degli utenti – come emerso dalla stessa indagine di febbraio – l’accuratezza di un’informazione cercata in rete coincide con il suo elevato ranking, con il fatto cioè di comparire ai primi posti della gerarchia fissata dal motore. Principio apparentemente elementare, tendenzialmente democratico. E funzionale. Anzi, talmente efficace che grazie a quel principio – e agli algoritmi proprietari sottostanti – l’azienda californiana ha accumulato montagne di profitti.
Ma ora qualcosa è cambiato. Lo si è capito bene lo scorso 13 marzo, con il sorpasso di Facebook. Per una settimana negli Stati Uniti il social network ha superato per numero di visite il motore di ricerca. Internet sta entrando in una nuova fase, hanno commentato alcuni osservatori: gli utenti la utilizzano in maniera diversa; non cercano cose ma persone; non seguono la pista delle query ma quella delle relazioni. La volontà generale, espressa dal ranking, sta perdendo di peso rispetto alle sollecitazioni che arrivano dal proprio clan. Come dire: dallo Stato-nazione si è passati a un nuovo tipo di feudalesimo.
In ogni caso, per la grande G e la sua supremazia tecnologica, si è trattato di un brutto colpo.
Addio tenero floppy
aprile 27, 2010Annunciata la fine della produzione dei dischetti di memorizzazione che hanno dominato gli anni ’80 e ’90. Sony manderà in soffitta i floppy disk. Ma chi li ha scalzati – Cd e Dvd – non se la passa tanto bene.
Ne ho scritto sul Secolo XIX di oggi.
