L’armata brancaleone della politica online

Giugno 25, 2007 by karolla

L’Economist scopre la politica alla YouTube e ripercorre i passaggi salienti di una campagna elettorale, quella americana, sempre più investita dall’onda d’urto del web. Difficile però giudicare, sottolinea il settimanale britannico, l’influenza effettiva che questa cascata di video, blogging, social networks e conversazioni digitali eserciterà in definitiva sull’elettorato, ovvero se sarà in grado di mobilitare le persone, di spingerle a uscire di casa e a votare per il candidato giusto. La mobilitazione non è una cosa che s’improvvisi, e lo sanno bene quei partiti nati dal nulla che con fatica e scorno si sono lanciati in manifestazioni di piazza.

Parrocchie, sezioni di partito, sindacati sono il mastice capace non solo di accorpare persone e comunità ma soprattutto di trascinarle in un sol blocco là dove devono essere, il seggio elettorale. Il web, sembra di capire dal pezzo dell’Economist, è molto più volatile. Inconsistente. Composto da un’armata brancaleone di giovani perditempo. Chi tiene famiglia e un lavoro (commentano alcuni) non sta certo a seguire l’ultimo spot in stile Sopranos di Hillary, o la parodia della pubblicità Apple pro-Obama.

Forse no. Ed è vero che riversare gli amici su MySpace o gli utenti YouTube di un candidato nel tritacarne della conta elettorale produce esiti incalcolabili. Uno, nessuno o centomila elettori? Impossibile a dirsi. Ma la storia che là, online, ci siano solo dei ragazzetti privi di un reale interesse politico e capaci soltanto di usare il mouse proprio non mi convince. Molti di questi click, a mio avviso, si tradurranno in voti. E le armate brancaleone potrebbero rivelarsi più adatte a vincere delle vecchie compatte falangi.

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Visioni di futuro

Giugno 14, 2007 by karolla

Verrà un giorno in cui il termine Berlusconi evocherà semplicemente:

Battery-Efficient, Robust, Lightweight, Ubiquitous Sensors for COst-effective Network Infrastructures (BERLUSCONI 07)

Così si chiama un seminario organizzato dal Bertinoro international Center for informatics.
La tecnologia ci seppellirà tutti.

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Mms anti-crimine

Giugno 5, 2007 by karolla

Come se già la morbosità di chi si ferma a un incidente fotografando la scena col cellulare non fosse abbastanza, una società olandese specializzata in software wireless, Waleli, sta mettendo a punto un sistema per agevolare l’invio di immagini e video alla polizia da parte dei cittadini. Quale modo migliore di combattere il crimine se non quello di invitare le persone, armate di cellulare, a riprendere individui o attività sospette e a inviarle direttamente a un database della polizia? La quale potrà controllare l’immagine ricevuta, salvarla nel suo archivio ed eventualmente inviarla a sua volta ai Pda o ai telefonini degli agenti. Immagino quanti saranno i falsi positivi, con buona pace della privacy.

L’avvento delle tecnologie digitali ha permesso spesso ai cittadini di giocare un ruolo nella testimonianza di episodi di cronaca. Dagli attentati nella metropolitana di Londra allo smascheramento di alcuni tristi episodi di violenza compiuti dai poliziotti americani. Ma incoraggiare l’uso di massa, ossessivo e sicuritario degli apparecchi digitali per inviare allla polizia non si capisce bene cosa (chi posteggia in divieto di sosta? chi litiga con qualcuno? chi sta partecipando a una manifestazione?) mi sembra una strada destinata a non avere sbocchi. Almeno non per la tutela dei nostri diritti.

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I cani antipirateria convincono i malesi

Maggio 31, 2007 by karolla

Finalmente ho trovato un’attività in cui il mio completamente inutile cane (che non è neppure da compagnia, in quanto sono gli umani che devono intrattenerlo e non viceversa) possa rendersi utile.

Pare infatti che Lucky e Flo, due labrador allevati in Irlanda e assoldati dall’industria cinematografica americana per combattere la pirateria, abbiano spopolato in Malesia, convincendo la polizia locale a costituire una unità canina anti-taroccamento.

La coppia di animali in questione è già famosa da qualche tempo, quando era stata presentata come l’ultimo ritrovato degli studios hollywoodiani per arginare la duplicazione abusiva di Dvd. I due labrador sarebbero infatti capaci di scovare dischi pirata (o più probabilmente dischi nascosti, visto che non credo che le copie illegali di per sé puzzino, sebbene sicuramente un giorno la Mpaa proverà a farcelo credere).

Lucky e Flo, fa sapere un funzionario malesiano, hanno stanato più di 1,3 milioni di Dvd e Cd contraffatti, per un valore di 4,43 milioni di dollari, nel corso di pochi mesi.

Se tanto mi dà tanto, e considerando che il mio cane è sputato l’immagine di Lucky e Flo, ho al guinzaglio una miniera d’oro. Potrei provare a proporlo alla polizia malese. Tanto più che, oltre alla metà labrador, la mia amichetta a quattro zampe (sì, è una femmina) è per il cinquanta per cento pastore tedesco. Alla parte investigativa (lo sniffamento dei Dvd) potrebbe unire quella repressiva. Anche il nome del mio cane promette bene: Nanà.

Lucky, Flo e Nanà, ecco a voi il trio che sconfiggerà i pirati. Stasera inizio gli allenamenti.

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E il pranzo è servito…dal distributore automatico

Maggio 23, 2007 by karolla

Della caffetteria dell’università di Pittsburgh, dove ho soggiornato per un po’, non ricordo molto, a parte le luci basse; soprattutto non ricordo i menù, dei quali ho un’immagine indistinta di anemiche insalate e fette di formaggio plastificato. Ma sicuramente c’era anche qualche piatto caldo.
Molto più vividi nella mia memoria sono rimasti i distributori automatici: acqua, succhi e soprattutto confezioni di pretzel o simil-pretzel a gogò, all’epoca in cui non stavano ancora per diventare un’arma impropria al servizio dei nemici di Bush. C’erano però delle leggende, tra i transfughi italiani, che da qualche parte, nei meandri di downtown (il centro), si nascondessero delle mirabolanti macchinette capaci di sfornare spaghetti al ragù.

Ora leggo che in Florida alcune scuole superiori – spinte sia dall’emergenza obesità che da quella di contenimento dei costi - avrebbero adottato delle nuove speciali vending machines capaci di distribuire dei veri, o così supposti, pasti e di vigilare in qualche modo sulla scelta degli alunni. Un po’ distributori automatici, un po’ mensa, un po’ nutrizionisti. Le macchine infatti consiglierebbero ai ragazzi, che utilizzano un codice personale per accedere agli alimenti, gli abbinamenti più sani, e permetterebbero nello stesso tempo ai genitori, attraverso la registrazione delle scelte compiute, di tenere sotto controllo la dieta dei figli. Inoltre aiuterebbero a smaltire le lunghe code che si formano alle casse della mensa, dirottando parte dei ragazzi sull’opzione automatica.

Ma gli effetti speciali non finiscono qui: le macchinette funzionerebbero anche da poliziotto scolastico, arginando i fenomeni di bullismo (espressi sotto forma di furto o estorsione del codice, e quindi del pasto, altrui) con delle videocamere che riprendono la faccia del ragazzo intento ad acquistare qualche prelibatezza gastronomica.

Insomma, in un solo dispositivo queste scuole sono riuscite ad amalgamare il peggio della modernità: omologazione e impoverimento culinario, paternalismo ipocrita mediato dalla tecnologia, controllo sociale.
E poi, da quel che mi è parso di capire, non fa neppure gli spaghetti.

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Una canzone (e un consiglio) per Hillary

Maggio 18, 2007 by karolla

Oggi scrivo ascoltando “Radio Hillary”: ovvero una decina di simpatiche canzoni in streaming gentilmente offerte dalla candidata democratica alla Casa Bianca sul proprio sito. L’obiettivo è mobilitare gli utenti-elettori affinché votino online il loro brano preferito, o almeno quello che vorrebbero come inno ufficiale della campagna presidenziale della Clinton.

Per creare un po’ di quello che gli americani chiamano hype e i genovesi inveggendeu (perdonate la grafia, me la sono praticamente inventata), Hillary ha pensato bene di pubblicizzare la votazione della canzone attraverso un video in cui fa la spiritosa.

La sensazione risultante alla visione della clip è simile a quella provata durante uno spettacolo teatrale mal recitato: si stringono i denti.
Jeff Jarvis, analista dei nuovi media e di questa campagna elettorale, ha detto di preferire la Clinton pungente e severa. Come dargli torto.

Per chi volesse saperne di più oggi ne ho scritto anche qui.

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Se conta più l’immagine del numero

Maggio 15, 2007 by karolla

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Due milioni e mezzo: è il numero di bottiglie di plastica che vengono usate ogni ora negli Stati Uniti (ritratte nella foto sopra). Un mare perfidamente colorato di diossina allo stato solido. Dove, che lo vogliamo o no, finiremo col tuffarci tutti.

Siccome però i numeri, si sa, sono aridi (o almeno lo sono per la maggior parte delle persone), Chris Jordan ha avuto la semplice quanto brillante idea di metterli in immagine.

Ecco allora i 426 mila cellulari ritirati ogni giorno; i 2,3 milioni di americani incarcerati; o i 60 mila sacchetti di plastica usati ogni 5 secondi negli Stati Uniti.

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Macchina della verità per i servizi sociali inglesi?

Maggio 11, 2007 by karolla

L’antica ossessione di riuscire a leggere nella mente altrui si è incarnata, tecnologicamente parlando, in vari tipi di meccanismi e di macchinari della verità. I film americani ci hanno spesso propinato questa sorta di rituale tecno-poliziesco, che ha inquietanti somiglianze con la sedia elettrica. Peccato che l’efficacia di un simile strumento (lasciando pure da parte le implicazioni etiche) sia sempre stata barcollante.

Ore leggo su Wired e ITWeek che il governo britannico vorrebbe utilizzare una sorta di “rilevatore di bugie” per stanare i parassiti da stato sociale: quelli che cercano di avere benefici anche quando non ne hanno diritto, magari mentendo sul proprio status.

Come applicare tuttavia una simile rilevazione? Attraverso un software che ascolta la telefonata di richiesta di beneficio fatta dal cittadino e individua – immagino attraverso un’analisi delle inflessioni della voce o del respiro – se il richiedente sta dicendo la verità o se invece sta mentendo.

Quindi, la bugia viene identificata attraverso la voce di una persona ascoltata attraverso un telefono e analizzata attraverso un software…. Nel caso in cui il programma ritenga di avere davanti (anzi, dall’altro capo del filo) un mentitore, scatta un’indagine più approfondita sul soggetto, e la richiesta avanzata rimane in attesa.

Mi sembra una soluzione davvero arzigogolata: non sarebbe meglio riempire i call center di parapiscologi? O distribuire i benefici con una lotteria?

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Onnivori, Veterani, Mobile-Centrici e…

Maggio 8, 2007 by karolla

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Che tipo di utente ICT siete? Una ricerca della Pew Internet & American Life Project, mirata al pubblico statunitense adulto (da escludere dunque l’attivo pubblico adolescenziale), distingue, all’interno delle tre categorie principali di utilizzo della tecnologia (elevato, moderato o al di sotto della media) ben dieci sottogruppi. Anche l’analisi della comunicazione high-tech ha infatti la sua coda lunga, la sua frammentazione in nicchie e scatole cinesi che secondo alcuni, oltre ad essere un tratto distintivo della rivoluzione digitale, ci farà tutti più ricchi, e non solo culturalmente.

Ad ogni modo, se appartenete alla macroarea degli utenti “forti” potreste – americanizzandovi un po’, ma la cosa non dovrebbe essere difficile ormai – ricadere nel sottogruppo degli Onnivori, di quelli che si spazzolano voracemente blog, mashups, video, instant messaging e blogging (ho in mente una collega seduta alla mia destra…); il classico fanatico del web 2.0, insomma. Oppure rientrare nel gruppo dei Connettori, che a quanto pare sono donne sulla trentina, che amano essere collegate, meglio se in WIFI, e che solitamente hanno un blog; o ancora nei Veterani Annoiati, quelli che hanno visto più cose sotto il cielo di internet di quante voi neofiti ve ne possiate immaginare, sprezzanti verso questa smania da femminucce della partecipazione, della condivisione, del web sociale, del punto zero ecc.

Infine, nel gruppone dei superutenti ci sono gli Accrescitori di Produttività, il cui nome rinvia a delle abominevoli entità a metà strada tra Terminator e quinquenni da realismo socialista, ma che invece allude a persone con un approccio pragmatico, positivo e moderato alle tecnologie di comunicazione.

Non male anche la suddivisione degli utenti medi, che possono essere Mobile-Centrici (e in America lo sono soprattutto gli afro-americani, mentre in Italia lo sono probabilmente gran parte degli italiani…) oppure Connessi Ma Seccati, quelli che “mi si nota più se sono connesso o se non lo sono?”, quelli che hanno fanno comunicano ma sempre con un senso d’insofferenza verso il sovraccarico informativo.

Infine, nella categoria degli utenti “deboli” si va da quelli Mi Basta Così (Light but satisfied), o dagli Sperimentatori Inesperti, di solito donne di una certa età, agli Indifferenti privi di banda larga per concludere con quelli Tagliati Fuori, sconnessi insomma, per lo più anziani.

Personalmente non riesco a includermi in nessuna di queste categorie, anche se penso di oscillare tra l’Onnivoro, il Connettore e talvolta il Connesso Ma Seccato… E voi?

Vorrei infine aggiungere una categoria: il Connesso Luddista, quello che la tecnologia la usa anche con disinvoltura ma non ha rinunciato al sogno di eliminarla dalla faccia della terra.. Il suo computer è sempre a rischio di essere distrutto…..

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Le follie dell’usabilità - al Zena BarCamp

Aprile 28, 2007 by karolla

Se appartenete a quella specie in via di estinzione che rimane a bocca aperta quando in un bancomat legge la frase “ Per versamento automatico si prega di entrare nel menù prelievo”, allora la presentazione di Roberto Dadda che ha aperto questa mattina il BarCamp di Genova avrebbe vendicato la vostra frustrazione di utenti incompresi.

Le follie dell’usabilità negata, distorta o più semplicemente mancata non riguardano però solo il mondo delle tecnologie digitali: da spremiagrumi modello treppiede a bilance lisce e scivolose ai forni con tacche di 15 minuti in 15 minuti (invece dei 10), o ascensori con pulsantiera orizzontale e via dicendo, le strade dell’illogicità sono infinite, specie se gli oggetti che ci circondano abdicano alla loro funzionalità per delle pretese di design non sempre riuscite.

Purtroppo anche i computer e il mondo internet non sono immuni da questo virus: tra i casi più celebri citati da Dadda il messaggio del Dos una volta che si stacca la tastiera: “No keyboard attached, press F1 to continue”.
A dimostrazione che i poeti futuristi non erano poi così lontani da alcuni ingegneri…

Ecco perché vale la pena di studiare l’ergonomia  e l’accessibilità, e capire che un portale con troppe cose, commenta Dadda, è come un programma televisivo con troppi ospiti. Qualcuno l’ha compreso bene e su questo ci sta anche facendo i soldi: ricordo che Google ha una responsabile che si occupa di mantenere il più possibile pulita e funzionale l’homepage del motore di ricerca.

Ad ogni modo il messaggio finale di Dadda è confortante: gli utenti allibiti non sono più una categoria minoritaria (se mai lo sono stati in effetti) e senza voce: le nuove generazioni nate nel segno di internet pretenderanno oggetti, luoghi e programmi usabili (anche se vorrei precisare che la parola stessa, usabilità, suona davvero poco usabile).

Come ha commentato la figlia piccola di Dadda, che abituata a cordless e cellulari ha inconsapevolmente strappato via il primo telefono fisso che ha incontrato, “ma perché la nonna lega il telefono al muro”?
Al grido di “ma perché” gli utenti riconquisteranno le regole della logica e della semplicità. Più che una previsione è una speranza.

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L’America esporta il creazionismo

Aprile 20, 2007 by karolla

I più bravi a seguire le regole dell’evoluzione e dell’adattabilità sembrano essere i creazionisti. Che prima si sono ribattezzati seguaci del ‘progetto intelligente’ (intelligent design), e dopo, quasi sconfitti in patria - vale a dire nelle scuole e nei tribunali americani dove sono stati rintuzzati nel 2005 da una sentenza della Pennsylvania – si sono diffusi all’estero. A esportare questo prodotto a stelle e strisce è il Discovery Institute, che non a caso propugna anche un altro American dream: il libero mercato.

Il sogno in questo caso somiglia davvero a un incubo, laddove sembrano saldarsi – come spiega oggi un articolo dell’Economist di carta, “In the beginning” – islamismo e capitalismo. Come nel caso di Mustafa Akyol, autore turco e musulmano, convertito all’intelligent design sulla via che porta a Seattle, sede del liberista Discovery Institute, dove in passato l’opinionista di Instanbul ha ottenuto una borsa di ricerca.

E proprio dalla Turchia sono stati spediti, non richiesti, quegli Atlanti della Creazione (che oltre a essere anti-evoluzionisti, accomunano Darwin a comunismo, fascismo e terrorismo) alle scuole della laicissima Francia.

D’altra parte il mal di stomaco anti-evoluzionista colpisce a tratti, e a macchie di leopardo, anche la Chiesa Cattolica. Anche se, in quest’ultima, non mancano figure di intenso, quasi pre-moderno, sincretismo: come quella di padre George Coyne, gesuita astronomo, per anni a capo dell’Osservatorio Vaticano, profondamente ostile al creazionismo in salsa intelligente. “La danza del fertile universo – scrive – è un balletto composto da tre ballerine: il caso, la necessità e la fertilità”.

Dall’anno scorso è a godersi la pensione in una parrocchia del North Carolina. A causa delle sue posizioni - ha insinuato qualcuno - sul progetto intelligente. Che, nel caso, ha rivelato tutta la sua stupidità.

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Segui i soldi… dei candidati americani

Aprile 18, 2007 by karolla

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Dall’inizio dell’anno ad oggi gli americani hanno donato 160 milioni di dollari ai vari candidati presidenziali. Quattro volte di più rispetto allo stesso periodo del 2003. Non solo: i tre principali sfidanti democratici – Hillary Clinton, Barack Obama e John Edwards – hanno raccolto più soldi dei corrispettivi repubblicani - Mitt Romney, Rudy Giuliani e John McCain: ovvero 65 milioni contro 46 milioni.

Ma è soprattutto interessante vedere come i soldi sono stati spesi: se Hillary ha lautamente foraggiato i sondaggisti (vi ricorda qualcuno qui da noi?), confermando una volta di più – commenta Slate - la sua immagine di politico calcolatore, il mormone Romney è risultato essere il più spilorcio coi propri collaboratori, costringendoli a viaggiare low-cost e a intrupparsi nei motel (all’opposto il più munifico coi suoi è l’ex sindaco di ferro Giuliani). McCain, dal suo canto, sembra avere le mani bucate, spende e spande senza pietà…

A fare peggio di tutti è stato però John Edwards: proprio il politico che insiste di più sui contenuti e sulla sostanza delle cose ha pagato per due volte 400 dollari per farsi tagliare i capelli. Indubbiamente il suo parrucchiere sarà un mago, ma il punto è: dopo essere stato tacciato di civetteria a causa del famigerato video I feel pretty (in cui era ritratto mentre si pettinava compulsivamente) non sarebbe stata opportuna un po’ più di attenzione?

Segnalo infine questi grafici del New York Times che mostrano la distribuzione geografica delle donazioni individuali superiori ai 200 dollari ai diversi candidati …

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L’irresistibile ascesa del gossip

Aprile 12, 2007 by karolla

Una volta c’era il pettegolezzo tra amiche. “Quello? C’è uscita Sonia l’anno scorso, un deficiente”. E generalmente la questione lì finiva, con una delle due donne un po’ delusa e l’altra soddisfatta di aver assolto al proprio compito di informatrice. E’ vero che a volte qualched’una, cadendo nell’insano spirito di competizione femminile, era spinta a provarci da quegli stessi avvertimenti. Ma, nel caso, tanto meglio per il maschio di turno.
D’altro canto la calunnia, come sottospecie del gossip, è un “venticello/un’auretta assai gentile” che come ben sapeva Rossini spira dolcemente diffondendosi in un battibaleno. Ma che dire del pettegolezzo potenziato dagli strumenti di comunicazione di massa?

Don’t Date Him Girl, il sito in cui donne inviperite possono riversare la loro bile (e il cielo solo sa quanta a volte ce ne sia da riversare) sugli ex, svergognandoli pubblicamente e mettendo in piazza le loro malefatte difetti o mancanze, continua la sua marcia verso il successo. Né i tribunali sembrano in grado, finora, di riuscire ad arginarlo.
Ne parlo oggi anche qui.

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Blogosfera, condotte e condottieri

Aprile 10, 2007 by karolla

“Molte persone con cui interagiamo quotidianamente sembrano piuttosto normali. Ma mettile davanti a una tastiera e permetti loro di lasciare commenti anonimi e può venire fuori della roba davvero maligna”.
Concordo appieno con le parole di Michael Arrington che così commentava gli attacchi e le minacce mosse anonimamente alla blogger Kathy Sierra. Anche per questo di tutti i punti individuati nel codice di condotta per blogger – proposto recentemente da Tim O’Reilly e aperto ai contributi della blogosfera – quello che impedisce (o almeno circoscrive) i commenti anonimi mi sembra davvero l’aspetto centrale.

Non solo perché di per sé è risolutivo di buona parte delle altre questioni (senza la necessità di trasformare i blogger in una sorta di tutori della rete costituita o dell’internettianamente corretto), ma anche perché se l’obiettivo è – come viene indicato nella bozza di codice – “creare una cultura che incoraggi l’espressione personale e la conversazione costruttiva” il metterci la faccia è il requisito minimo. Una volta si diceva: avere il coraggio delle proprie idee… com’è che è passato così di moda?

In quanto allo stesso Arrington, segnalo la sua presa di posizione (malgrado la precedente difesa di Kathy e la citazione sopra riportata) contro il codice di condotta proposto da O’Reilly.

Per chi volesse seguire il dibattito sulla blogosfera italiana: da Mantellini a De Biase a Valdemarin ecc ecc

 

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