“L’Europa ripensi le sue politiche sull’acqua”

Alla vigilia della Giornata Mondiale dell’Acqua (World Water Day – 22 marzo 2005), un gruppo di associazioni e ONG sta chiedendo all’Unione Europea di modificare radicalmente il suo approccio alle risorse idriche e alle emergenze sanitarie nei Paesi in via di sviluppo.
Il consorzio di attivisti, guidato dagli olandesi Corporate Europe Observatory, ritiene che l’Europa debba smettere di pensare ad espandere il settore privato, preoccupandosi piuttosto di sostenere soluzioni efficienti per una gestione pubblica dell’acqua. L’appello – che è stato inviato sotto forma di una lettera al commissario UE per l’aiuto umanitario, Louis Michel – sottolinea anche che “gli aiuti monetari e l’influenza politica europei sono utilizzati per promuovere politiche non funzionanti, le quali si basano sul procurare introiti extra alle aziende europee piuttosto che soddisfare i reali bisogni di sviluppo nei servizi idrici e sanitari” del Sud del mondo.

Lo scorso anno l’UE ha lanciato un programma d’aiuto (Water Facility) da 500 milioni di euro per i Paesi dell’ACP (Africa subsahariana, Caraibi e Pacifico): uno spartiacque nella strategia europea dell’aiuto allo sviluppo. Almeno così l’ha chiamato l’Unione, che si è detta sicura di accelerare in questo modo il raggiungimento degli obiettivi Onu in tema di risorse idriche: vale a dire, il dimezzamento del numero di persone senza accesso all’acqua potabile entro il 2015.

Tuttavia il programma è duramente contestato dal gruppo di ONG in questione, secondo le quali l’ondata di privatizzazioni dello scorso decennio si è rivelata fallimentare. ”Le esperienze concrete nei Paesi emergenti hanno mostrato – dice ancora la lettera inviata al commissario – che le corporation dell’acqua non sono in grado di fornire servizi puliti e accessibili ai poveri.(…) Riteniamo che sia giunto il tempo per un ripensamento del dibattito globale sull’acqua, soffermandoci sulla domanda fondamentale: come migliorare ed espandere la distribuzione pubblica di acqua in tutto il mondo?”. Oggi sono 1,1 miliardi le persone che non hanno accesso all’acqua potabile. E se solo il 5 per cento dell’oro blu è fino ad ora gestito dai privati, ben il 95 per cento di questi ultimi sono aziende (per lo più multinazionali) europee.

Fonte: Allafrica

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