Sono o non sono il Capitan Gorinsky?

Una strana storia di biopirateria, dove però non è così facile capire chi siano i pirati. La racconta un articolo del New Scientist (su abbonamento) – ripreso integralmente in questa rassegna di Publicenemy.com – attraverso un’intervista a Conrad Gorinsky, un chimico originario della Guyana che ha contribuito a fondare Survival International – organizzazione internazionale per la tutela delle popolazioni indigene – e che oggi è accusato di voler rubare i segreti e le formule medicinali della tribù in cui è cresciuto per profitto. Le prove contro di lui? L’aver tentato di brevettare dei farmaci naturali, provenienti dalle foreste e dalle conoscenze tradizionali degli indigeni guyanesi. Ma lui rigetta tutte le accuse e rilancia: le leggi contro la bipirateria sono usate per estinguere i diritti dei nativi attraverso un’alleanza (o se volete una convergenza) tra multinazionali farmaceutiche, governi dei Paesi del Sud, e ambientalisti occidentali. Sembra la trama di un romanzo di Michael Chrichton, è vero, e tuttavia vale la pena leggere le riflessioni di Gorinsky.

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India, morire di cotone

Continuano i suicidi dei contadini indiani. Nei campi di Vidarbha, la cintura del cotone nell’India centrale, dal giugno 2005 al 16 luglio di quest’anno se ne sono consumati 660, almeno secondo l’associazione Jan Andolan Samiti. E’ ormai una vera e propria crisi sociale (e agraria), dovuta in larga parte all’indebitamento dei piccoli coltivatori, che dipendono sempre più dalle costose sementi ibride delle multinazionali, da varietà che non possono neppure essere ripiantate (e abbisognano in compenso di tanti fertilizzanti e pesticidi). Sotto accusa in particolare il cotone BT geneticamente modificato della Monsanto (Bt). Ne parla in questo articolo la studiosa-attivista Vandana Shiva.

Vino californiano a secco per l’effetto serra

Sono sempre di più i campanelli d’allarme che riguardano gli effetti del riscaldamento globale sullo stesso continente americano, e chissà che l’amministrazione Bush non cominci a prenderne atto. La notizia del giorno è che a causa del caldo eccessivo sarà a rischio, nei prossimi anni, la produzione di vino californiano, che anche qui in Italia abbiamo ormai imparato a conoscere. Il tutto naturalmente a causa dell’effetto serra. A dirlo è una ricerca pubblicata sui Proceedings of the National Academy of Sciences, secondo la quale in futuro sarà invece il freddo New England una regione ideale per la viticolura. Ma siamo davvero pronti per un vinello doc di Cape Cod?