Connessi e dipendenti?

When technology brings us to the point where we’re used to sharing our thoughts and feelings instantaneously, it can lead to a new dependence, sometimes to the extent that we need others in order to feel our feelings in the first place.

Sherry Turkle, professoressa di studi sociali di scienza e tecnologia al Mit, analizza la nostra intimità con le reti di social networking e la comunicazione istantanea via messenger o cellulare. Stiamo arrivando al punto in cui, per “sentire” qualcosa, bisogna prima condividerla, metterla in rete, comunicarla immediatamente?

Prendiamo gli adolescenti di oggi, spiega la Turkle: non vivono più l’esperienza di essere soli, di dover contare, quando sono in giro, solo sulle proprie forze: c’è sempre la presenza di un genitore (ma anche dell’amico) via telefonino. Una dipendenza emotiva e intellettuale che si riscontra ormai anche in molti adulti.

Per carità, sono consideraizoni abbastanza scontate, ma mi interessa la preoccupazione della Turkle e le sue ulteriori riflessioni: questa nuova cultura della comunicazione continua, dell’oralità, della condivisione sta forse schiacciando la capacità di riflettere, di macerare le cose, di soffermarsi sulla complessità?

“Siamo connessi globalmente, ma parliamo come paesani”…..

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