Copyright: la British scende in campo

La British Library ha stilato un manifesto sul copyright  dove – preso atto della rivoluzione digitale – si propone come paciere tra interessi spesso divergenti (quelli dei lettori-utenti e quelli degli autori-editori). Ma proprio la sua posizione mediatrice, anche un po’ ‘bipartisan’, mette involontariamente a nudo il disequilibrio attuale in materia di proprietà intellettuale.
L’istituzione britannica, per esempio, è preoccupata dell’erosione, anzi, della cancellazione del fair use, il cosiddetto giusto uso, ben tutelato, fino a non molto tempo fa, nel diritto anglosassone. L’utilizzo di sistemi DRM (Digital rights management) infatti chiude a chiave i contenuti digitali, impedendone anche gli usi legittimi. Addirittura, un DRM può essere progettato per non scadere mai.
E’ la fuga in avanti della tecnologia sul diritto, che certo può avvenire con “colori” e risultati diversi, ma che nel caso dei DRM è alimentata, più che da esigenze popolari, da industrie miliardarie e, spesso, anche un po’ stantie.
Il manifesto della British Library è molto interessante, spesso condivisibile. E tuttavia in molti si chiedono: siamo sicuri che il copyright debba durare per tutta la vita + altri 70 anni?

One thought on “Copyright: la British scende in campo

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