Muoiano i giornali, ma che resusciti l’informazione

Chi ha bisogno dei giornali? Tanto c’è internet. Ci sono una miriade di fornitori di informazioni, immagini, voci, opinioni e, quel che è meglio, pettegolezzi. Ci sono i cittadini che possono immortalare una sparatoria con la loro videocamera o denunciare di pedofilia i propri vicini. Del resto bisognava immaginarlo, quando si parlava di società dell’informazione, che proprio tutta la società sarebbe stata coinvolta. I giornalisti sono probabilmente destinati a seguire la orme degli artigiani di una volta: chiuderanno bottega.

Finalmente un giornale che parla, fuori dai denti, del proprio (incerto) futuro. E dico finalmente perché, pur non condividendone tutte le riflessioni, questo articolo di The Nation ha il merito di uscire dal recinto del politically correct. Dall’autocensura di chi non vuole sembrare difensore del proprio ‘particulare’. E quindi s’interroga, con amarezza, sulla annunciata morte dei giornalisti.

Negli Stati Uniti la stampa sta tosando il proprio personale. Chissà, forse in questo caso i giornalisti, invece di esuberi, scriveranno proprio licenziamenti. E’ uno stillicidio generalizzato, un’anomala onda lunga che sta diventando la norma. Oggi, per esempio, nella città di Filadelfia ci sono la metà dei giornalisti rispetto al 1980.

E il decantato citizen journalism, lascia intendere The Nation, altro non è che il via libera all’approssimazione, alla curiosità, magari anche un po’ morbosa. E un altro modo, per gli editori, di tagliare sui costi.

Difesa pavida della categoria? Schematismi della vecchia sinistra ancorata alla difesa dei posti di lavoro, da un lato, e a una visione della cultura/informazione un po’ patriarcale, dall’altro?

Qui si aprirebbe una discussione immensa, e sicuramente il citizen journalism, inteso come coinvolgimento dei cittadini nella creazione di informazione, è un fenomeno importante e utile. Di sicuro sta entrando nel mainstream, se anche gli editori di Usa Today hanno deciso di sperimentarlo su larga scala.

Forse questo matrimonio s’ha davvero da fare, e la strada è quel connubio tra mestiere e partecipazione, tra professionisti e cittadini auspicato da progetti come The NewAssignment.

Forse il giornalismo si salverà. Ma quello che importa è che si salvi la buona informazione…

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One thought on “Muoiano i giornali, ma che resusciti l’informazione

  1. Nel momento in cui le grandi firme (alla Biagi o Bocca) saranno scomparse dai giornali e i quotidiani stessi camperanno di pubblicità, come si può sperare che l’informazione sarà buona informazione (dove buona=indipendente)?

    Tanto per fare da contrappunto al mantra generale su quant’è bello il citizen journalism, io ho riportato la notizia che lo stesso fondatore di Wikinews non è poi così convinto che il giornalismo tradizionale sia da buttare.

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