Come curare il Sud del mondo

A Londra due scienziati stanno lavorando a un progetto che potrebbe fare impallidire big pharma, le multinazionali farmaceutiche. Sunil Shaunak (Imperial College) e Steve Brocchini (London School of Pharmacy) stanno infatti modificando medicine esistenti, protette da brevetti, in modo tale da migliorarle ma anche da riformularle come farmaci nuovi, e quindi non più soggetti alla protezione delle patents.

L’obiettivo è di creare in questo modo una serie di medicinali salva-vita a basso costo indirizzati specificamente ai Paesi in via di sviluppo. Farmaci etici, li chiamano Shaunak e Brocchini.

Lo hanno fatto per la cura dell’epatite C. Hanno preso il medicinale brevettato dalla Roche e lo hanno riprogettato, modificando la struttura dei suoi componenti chimici attivi. In pratica ne hanno spostato una molecola. Una mossa in stile cubo di Rubik, forse poco corretta? Loro sostengono di migliorare i farmaci su cui lavorano, ad esempio rendendoli più adatti per i climi caldi dei Paesi del Sud del mondo. In quanto all’idea si devono essere sicuramente ispirati alle stesse multinazionali farmaceutiche, che fanno dei piccoli aggiustamenti ai loro farmaci poco prima che ne scadano i relativi brevetti, in modo da prolungare la loro proprietà intellettuale sugli stessi.

I due scienziati hanno trovato appoggio nel governo indiano, che finanzierà i costosi test clinici per poter arrivare alla commercializzazione del loro farmaco per epatite. Nel frattempo, insieme a Medici Senza Frontiere, stanno lavorando alla riprogettazione di un’altra medicina che cura il kala-azar, ovvero la lesmaniosi viscerale, nota anche come febbre nera: una malattia la cui mortalità arriva fino al 75- 85%, ma per scendere al 5% se trattata adeguatamente. Solo che un ciclo di trattamento con l’Ambisome, il miglior farmaco a disposizione finora, di proprietà della Gilead, costa tra i 1500 e i 2400 dollari.

Qualcosa mi dice che i farmaci etici saranno una bella spina nel fianco di big pharma. E sospetto che quest’ultima stia già preparando i suoi studi legali per contestare la validità di queste medicine ‘de-brevettate’.

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