Hillary Clinton paladina della privacy

Una nuova carta dei diritti sulla privacy, che assicuri gli interessi dei consumatori, e che dia agli americani la possibilità di sapere cosa accade delle loro informazioni personali, garantendo un livello di controllo senza precedenti su come vengono usati i dati, oggi quasi tutti digitalizzati. Lo aveva annunciato, tempo fa, Hillary Clinton, che intanto è diventata la potenziale candidata presidenziale per i democratici, e dunque quel discorso passato allora quasi inosservato assume nuova luce. Almeno per Wired, che qualche giorno fa ha presentato l’ex-first lady più famosa e chiacchierata (non per colpa sua, per altro) d’America come una paladina dei libertari e dei difensori della riservatezza. O quasi.

“La nostra economia è basata sempre più sui dati. (…) A tutti i livelli, le protezioni della privacy riguardanti i comuni cittadini sono inadeguate, vecchie o addirittura saltate del tutto”.

E ancora:
Oggi la nostra privacy entra in un conflitto ambiguo con le videocamere per la sicurezza, il data mining, gli hacker e i ladri di identità digitale. Siamo preoccupati non solo dell’azione del governo, ma anche della capacità del settore privato, fosse anche il nostro vicino, di abusare delle nostre informazioni personali, o di non proteggerle abbastanza”.

Qualche giorno fa su VisionBlog abbiamo iniziato a seguire le elezioni presidenziali americane e il loro rapporto con l’internet. Se è vero che finora tutti e tre i papabili democratici (Obama, Clinton ed Edwards) si sono dimostrati attenti alle esigenze della nuova comunicazione online, qui Clinton fa un passo ulteriore gettandosi nella mischia delle questioni di sostanza sollevate dall’era digitale: appunto, il diritto alla privacy.

E’ anche vero che la progressiva erosione della riservatezza, combinata con un sistema sanitario spudoratamente privato, può avere effetti dirompenti per una società. E forse anche di qui discende l’interesse della senatrice per un nuovo Privacy Bill of Rights.

Credo che con questa mossa Clinton superi per ora (e forse grazie ‘all’attenzione’ di Wired?) gli altri due concorrenti democratici sul terreno del digitale (inteso non solo come modalità comunicativa ma anche come un mondo di diritti, problemi e istanze).

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