Veleno delle masse e reputazione delle imprese

La reputazione online è sempre più importante e dunque più esposta a vandalismi e colpi di ogni tipo. A volte senza che i diretti interessati ne siano a conoscenza. E’ il caso di una studentessa americana che dopo essere stata respinta inspiegabilmente in tanti, troppi colloqui di lavoro ha capito che c’era qualcosa che non andava: e questo qualcosa stava sul web, nella forma di vecchi e anonimi attacchi verso di lei pubblicati su una chat di studenti di legge. Informazioni facilmente raggiungibili attraverso un motore di ricerca.

E’ il veleno delle masse aggiornato all’era digitale, quando per inocularlo basta un mouse e il sistema circolatorio dell’internet lo distribuisce in un battito di link. Tanto che sono nati servizi quali ReputationDefender.com, il quale promette di promuovere i contenuti positivi e seppellire nelle pieghe di pagerank (l’algoritmo di Google che definisce le gerarchie e la visibilità dei siti) qualsiasi sconcezza o pagina non gradita. Oppure di ottenere la rimozione delle informazioni non desiderate.

E’ il business che prospera sulla cattiveria online, così la definisce il Business Week, anche se la rivista americana si occupa soprattutto di aziende, regalandoci per altro l’immagine degli ad delle maggiori multinazionali al mondo nascosti sotto le loro scrivanie (in mogano, le immagino io) e terrorizzati dalla voci incontrollate (ma più spesso assai fondate) che girano per internet. Ben vengano le giuste critiche, mette le mani avanti il Business Week; solo che alle imprese non è bastato affidarsi alla trasparenza radicale, alla dialettica edulcorata della conversazione per sfuggire attacchi impropri e docce fredde.

Ma non sarà forse perché questa trasparenza, questa dialettica, questa capacità di ascolto, interazione, dialogo nella maggior parte dei casi, nel mondo aziendale, non ci sono mai stati? I consumatori imbufaliti non sono equiparabili al veleno delle masse, né “la gestione della crisi” (geniale eufemismo per quando una multinazionale non sa più che pesci prendere) può esserne un valido antidoto. E’ vero che di trasparenza radicale in rete non ce n’è ancora abbastanza; e gli attacchi vili, anonimi cui a volte sono sottoposte le persone ne sono una prova. Ma di sicuro le grosse aziende non sono fatte di cristallo.

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