Blogosfera, condotte e condottieri

“Molte persone con cui interagiamo quotidianamente sembrano piuttosto normali. Ma mettile davanti a una tastiera e permetti loro di lasciare commenti anonimi e può venire fuori della roba davvero maligna”.
Concordo appieno con le parole di Michael Arrington che così commentava gli attacchi e le minacce mosse anonimamente alla blogger Kathy Sierra. Anche per questo di tutti i punti individuati nel codice di condotta per blogger – proposto recentemente da Tim O’Reilly e aperto ai contributi della blogosfera – quello che impedisce (o almeno circoscrive) i commenti anonimi mi sembra davvero l’aspetto centrale.

Non solo perché di per sé è risolutivo di buona parte delle altre questioni (senza la necessità di trasformare i blogger in una sorta di tutori della rete costituita o dell’internettianamente corretto), ma anche perché se l’obiettivo è – come viene indicato nella bozza di codice – “creare una cultura che incoraggi l’espressione personale e la conversazione costruttiva” il metterci la faccia è il requisito minimo. Una volta si diceva: avere il coraggio delle proprie idee… com’è che è passato così di moda?

In quanto allo stesso Arrington, segnalo la sua presa di posizione (malgrado la precedente difesa di Kathy e la citazione sopra riportata) contro il codice di condotta proposto da O’Reilly.

Per chi volesse seguire il dibattito sulla blogosfera italiana: da Mantellini a De Biase a Valdemarin ecc ecc

 

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2 thoughts on “Blogosfera, condotte e condottieri

  1. Niente di malvagio in un commento anonimo, né intendevo stigmatizzarlo, o tanto meno sottovalutavo l’importanza di poter essere anonimi nella rete (specie in certi Paesi dove la libertà d’espressione è ancora più scarsa di quella che c’è qui da noi). Però nella maggior parte dei blog occidentali l’anonimato davvero a che serve? Non sarebbe meglio promuovere una cultura della responsabilità delle proprie azioni/parole? Era questo il nocciolo della mia riflessione.
    Grazie del tuo commento
    ciao

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