I cani antipirateria convincono i malesi

Finalmente ho trovato un’attività in cui il mio completamente inutile cane (che non è neppure da compagnia, in quanto sono gli umani che devono intrattenerlo e non viceversa) possa rendersi utile.

Pare infatti che Lucky e Flo, due labrador allevati in Irlanda e assoldati dall’industria cinematografica americana per combattere la pirateria, abbiano spopolato in Malesia, convincendo la polizia locale a costituire una unità canina anti-taroccamento.

La coppia di animali in questione è già famosa da qualche tempo, quando era stata presentata come l’ultimo ritrovato degli studios hollywoodiani per arginare la duplicazione abusiva di Dvd. I due labrador sarebbero infatti capaci di scovare dischi pirata (o più probabilmente dischi nascosti, visto che non credo che le copie illegali di per sé puzzino, sebbene sicuramente un giorno la Mpaa proverà a farcelo credere).

Lucky e Flo, fa sapere un funzionario malesiano, hanno stanato più di 1,3 milioni di Dvd e Cd contraffatti, per un valore di 4,43 milioni di dollari, nel corso di pochi mesi.

Se tanto mi dà tanto, e considerando che il mio cane è sputato l’immagine di Lucky e Flo, ho al guinzaglio una miniera d’oro. Potrei provare a proporlo alla polizia malese. Tanto più che, oltre alla metà labrador, la mia amichetta a quattro zampe (sì, è una femmina) è per il cinquanta per cento pastore tedesco. Alla parte investigativa (lo sniffamento dei Dvd) potrebbe unire quella repressiva. Anche il nome del mio cane promette bene: Nanà.

Lucky, Flo e Nanà, ecco a voi il trio che sconfiggerà i pirati. Stasera inizio gli allenamenti.

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E il pranzo è servito…dal distributore automatico

Della caffetteria dell’università di Pittsburgh, dove ho soggiornato per un po’, non ricordo molto, a parte le luci basse; soprattutto non ricordo i menù, dei quali ho un’immagine indistinta di anemiche insalate e fette di formaggio plastificato. Ma sicuramente c’era anche qualche piatto caldo.
Molto più vividi nella mia memoria sono rimasti i distributori automatici: acqua, succhi e soprattutto confezioni di pretzel o simil-pretzel a gogò, all’epoca in cui non stavano ancora per diventare un’arma impropria al servizio dei nemici di Bush. C’erano però delle leggende, tra i transfughi italiani, che da qualche parte, nei meandri di downtown (il centro), si nascondessero delle mirabolanti macchinette capaci di sfornare spaghetti al ragù.

Ora leggo che in Florida alcune scuole superiori – spinte sia dall’emergenza obesità che da quella di contenimento dei costi – avrebbero adottato delle nuove speciali vending machines capaci di distribuire dei veri, o così supposti, pasti e di vigilare in qualche modo sulla scelta degli alunni. Un po’ distributori automatici, un po’ mensa, un po’ nutrizionisti. Le macchine infatti consiglierebbero ai ragazzi, che utilizzano un codice personale per accedere agli alimenti, gli abbinamenti più sani, e permetterebbero nello stesso tempo ai genitori, attraverso la registrazione delle scelte compiute, di tenere sotto controllo la dieta dei figli. Inoltre aiuterebbero a smaltire le lunghe code che si formano alle casse della mensa, dirottando parte dei ragazzi sull’opzione automatica.

Ma gli effetti speciali non finiscono qui: le macchinette funzionerebbero anche da poliziotto scolastico, arginando i fenomeni di bullismo (espressi sotto forma di furto o estorsione del codice, e quindi del pasto, altrui) con delle videocamere che riprendono la faccia del ragazzo intento ad acquistare qualche prelibatezza gastronomica.

Insomma, in un solo dispositivo queste scuole sono riuscite ad amalgamare il peggio della modernità: omologazione e impoverimento culinario, paternalismo ipocrita mediato dalla tecnologia, controllo sociale.
E poi, da quel che mi è parso di capire, non fa neppure gli spaghetti.

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Una canzone (e un consiglio) per Hillary

Oggi scrivo ascoltando “Radio Hillary”: ovvero una decina di simpatiche canzoni in streaming gentilmente offerte dalla candidata democratica alla Casa Bianca sul proprio sito. L’obiettivo è mobilitare gli utenti-elettori affinché votino online il loro brano preferito, o almeno quello che vorrebbero come inno ufficiale della campagna presidenziale della Clinton.

Per creare un po’ di quello che gli americani chiamano hype e i genovesi inveggendeu (perdonate la grafia, me la sono praticamente inventata), Hillary ha pensato bene di pubblicizzare la votazione della canzone attraverso un video in cui fa la spiritosa.

La sensazione risultante alla visione della clip è simile a quella provata durante uno spettacolo teatrale mal recitato: si stringono i denti.
Jeff Jarvis, analista dei nuovi media e di questa campagna elettorale, ha detto di preferire la Clinton pungente e severa. Come dargli torto.

Per chi volesse saperne di più oggi ne ho scritto anche qui.

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Se conta più l’immagine del numero

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Due milioni e mezzo: è il numero di bottiglie di plastica che vengono usate ogni ora negli Stati Uniti (ritratte nella foto sopra). Un mare perfidamente colorato di diossina allo stato solido. Dove, che lo vogliamo o no, finiremo col tuffarci tutti.

Siccome però i numeri, si sa, sono aridi (o almeno lo sono per la maggior parte delle persone), Chris Jordan ha avuto la semplice quanto brillante idea di metterli in immagine.

Ecco allora i 426 mila cellulari ritirati ogni giorno; i 2,3 milioni di americani incarcerati; o i 60 mila sacchetti di plastica usati ogni 5 secondi negli Stati Uniti.

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Macchina della verità per i servizi sociali inglesi?

L’antica ossessione di riuscire a leggere nella mente altrui si è incarnata, tecnologicamente parlando, in vari tipi di meccanismi e di macchinari della verità. I film americani ci hanno spesso propinato questa sorta di rituale tecno-poliziesco, che ha inquietanti somiglianze con la sedia elettrica. Peccato che l’efficacia di un simile strumento (lasciando pure da parte le implicazioni etiche) sia sempre stata barcollante.

Ore leggo su Wired e ITWeek che il governo britannico vorrebbe utilizzare una sorta di “rilevatore di bugie” per stanare i parassiti da stato sociale: quelli che cercano di avere benefici anche quando non ne hanno diritto, magari mentendo sul proprio status.

Come applicare tuttavia una simile rilevazione? Attraverso un software che ascolta la telefonata di richiesta di beneficio fatta dal cittadino e individua – immagino attraverso un’analisi delle inflessioni della voce o del respiro – se il richiedente sta dicendo la verità o se invece sta mentendo.

Quindi, la bugia viene identificata attraverso la voce di una persona ascoltata attraverso un telefono e analizzata attraverso un software…. Nel caso in cui il programma ritenga di avere davanti (anzi, dall’altro capo del filo) un mentitore, scatta un’indagine più approfondita sul soggetto, e la richiesta avanzata rimane in attesa.

Mi sembra una soluzione davvero arzigogolata: non sarebbe meglio riempire i call center di parapiscologi? O distribuire i benefici con una lotteria?

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Onnivori, Veterani, Mobile-Centrici e…

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Che tipo di utente ICT siete? Una ricerca della Pew Internet & American Life Project, mirata al pubblico statunitense adulto (da escludere dunque l’attivo pubblico adolescenziale), distingue, all’interno delle tre categorie principali di utilizzo della tecnologia (elevato, moderato o al di sotto della media) ben dieci sottogruppi. Anche l’analisi della comunicazione high-tech ha infatti la sua coda lunga, la sua frammentazione in nicchie e scatole cinesi che secondo alcuni, oltre ad essere un tratto distintivo della rivoluzione digitale, ci farà tutti più ricchi, e non solo culturalmente.

Ad ogni modo, se appartenete alla macroarea degli utenti “forti” potreste – americanizzandovi un po’, ma la cosa non dovrebbe essere difficile ormai – ricadere nel sottogruppo degli Onnivori, di quelli che si spazzolano voracemente blog, mashups, video, instant messaging e blogging (ho in mente una collega seduta alla mia destra…); il classico fanatico del web 2.0, insomma. Oppure rientrare nel gruppo dei Connettori, che a quanto pare sono donne sulla trentina, che amano essere collegate, meglio se in WIFI, e che solitamente hanno un blog; o ancora nei Veterani Annoiati, quelli che hanno visto più cose sotto il cielo di internet di quante voi neofiti ve ne possiate immaginare, sprezzanti verso questa smania da femminucce della partecipazione, della condivisione, del web sociale, del punto zero ecc.

Infine, nel gruppone dei superutenti ci sono gli Accrescitori di Produttività, il cui nome rinvia a delle abominevoli entità a metà strada tra Terminator e quinquenni da realismo socialista, ma che invece allude a persone con un approccio pragmatico, positivo e moderato alle tecnologie di comunicazione.

Non male anche la suddivisione degli utenti medi, che possono essere Mobile-Centrici (e in America lo sono soprattutto gli afro-americani, mentre in Italia lo sono probabilmente gran parte degli italiani…) oppure Connessi Ma Seccati, quelli che “mi si nota più se sono connesso o se non lo sono?”, quelli che hanno fanno comunicano ma sempre con un senso d’insofferenza verso il sovraccarico informativo.

Infine, nella categoria degli utenti “deboli” si va da quelli Mi Basta Così (Light but satisfied), o dagli Sperimentatori Inesperti, di solito donne di una certa età, agli Indifferenti privi di banda larga per concludere con quelli Tagliati Fuori, sconnessi insomma, per lo più anziani.

Personalmente non riesco a includermi in nessuna di queste categorie, anche se penso di oscillare tra l’Onnivoro, il Connettore e talvolta il Connesso Ma Seccato… E voi?

Vorrei infine aggiungere una categoria: il Connesso Luddista, quello che la tecnologia la usa anche con disinvoltura ma non ha rinunciato al sogno di eliminarla dalla faccia della terra.. Il suo computer è sempre a rischio di essere distrutto…..

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