Blogger, dall’America con furore

“In questi giorni Washington DC assomiglia alla Silicon Valley del ’98, quando erano tutti intenti a spacciare l’ultima delle novità”. Così viene descritto l’interesse della politica per la comunicazione web da Mother Jones, che dedica uno speciale all’argomento (ormai diventato un tema ricorrente della stampa). Se il modo in cui funzionano la nostra economia e i nostri media è sempre più distribuito su diversi soggetti e diversi livelli, è sempre più open source, perché non dovrebbe accadere lo stesso con il Palazzo?

Mother Jones cerca di rispondere alla domanda intervistando fior di esperti 2.0: da David Weinberger a Jimmy Wales, da Mica Sifry a Howard Dean, da Lawrence Lessig a Phil de Vellis, quest’ultimo divenuto famoso in quanto creatore dello spot pro-Obama “Hillary 1984”.

Ma l’aspetto più interessante dello speciale è probabilmente un altro interrogativo sviscerato da MJ: quanto la blogosfera, ma soprattutto i top blogger, si stanno trasformando, da distruttori dell’ordine mediatico costituito, in nuovi guardiani della legittima conversazione? Con tanto di desuete tattiche di difesa corporativa, come quelle evidenziate dal pezzo Meet the New Bosses?
“I politici corteggiano i grossi blogger. Li invitano a cena, a pranzo” commenta un giornalista citato da MJ che però, è questa è la notizia di tutto lo speciale, preferisce rimanere anonimo per timore delle ritorsioni (anzi, del furore, wrath, alla Steinbeck) dei blogger. Chissà se sarà così anche per l’Italia….

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L’armata brancaleone della politica online

L’Economist scopre la politica alla YouTube e ripercorre i passaggi salienti di una campagna elettorale, quella americana, sempre più investita dall’onda d’urto del web. Difficile però giudicare, sottolinea il settimanale britannico, l’influenza effettiva che questa cascata di video, blogging, social networks e conversazioni digitali eserciterà in definitiva sull’elettorato, ovvero se sarà in grado di mobilitare le persone, di spingerle a uscire di casa e a votare per il candidato giusto. La mobilitazione non è una cosa che s’improvvisi, e lo sanno bene quei partiti nati dal nulla che con fatica e scorno si sono lanciati in manifestazioni di piazza.

Parrocchie, sezioni di partito, sindacati sono il mastice capace non solo di accorpare persone e comunità ma soprattutto di trascinarle in un sol blocco là dove devono essere, il seggio elettorale. Il web, sembra di capire dal pezzo dell’Economist, è molto più volatile. Inconsistente. Composto da un’armata brancaleone di giovani perditempo. Chi tiene famiglia e un lavoro (commentano alcuni) non sta certo a seguire l’ultimo spot in stile Sopranos di Hillary, o la parodia della pubblicità Apple pro-Obama.

Forse no. Ed è vero che riversare gli amici su MySpace o gli utenti YouTube di un candidato nel tritacarne della conta elettorale produce esiti incalcolabili. Uno, nessuno o centomila elettori? Impossibile a dirsi. Ma la storia che là, online, ci siano solo dei ragazzetti privi di un reale interesse politico e capaci soltanto di usare il mouse proprio non mi convince. Molti di questi click, a mio avviso, si tradurranno in voti. E le armate brancaleone potrebbero rivelarsi più adatte a vincere delle vecchie compatte falangi.

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Mms anti-crimine

Come se già la morbosità di chi si ferma a un incidente fotografando la scena col cellulare non fosse abbastanza, una società olandese specializzata in software wireless, Waleli, sta mettendo a punto un sistema per agevolare l’invio di immagini e video alla polizia da parte dei cittadini. Quale modo migliore di combattere il crimine se non quello di invitare le persone, armate di cellulare, a riprendere individui o attività sospette e a inviarle direttamente a un database della polizia? La quale potrà controllare l’immagine ricevuta, salvarla nel suo archivio ed eventualmente inviarla a sua volta ai Pda o ai telefonini degli agenti. Immagino quanti saranno i falsi positivi, con buona pace della privacy.

L’avvento delle tecnologie digitali ha permesso spesso ai cittadini di giocare un ruolo nella testimonianza di episodi di cronaca. Dagli attentati nella metropolitana di Londra allo smascheramento di alcuni tristi episodi di violenza compiuti dai poliziotti americani. Ma incoraggiare l’uso di massa, ossessivo e sicuritario degli apparecchi digitali per inviare allla polizia non si capisce bene cosa (chi posteggia in divieto di sosta? chi litiga con qualcuno? chi sta partecipando a una manifestazione?) mi sembra una strada destinata a non avere sbocchi. Almeno non per la tutela dei nostri diritti.

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