Elettroscioccati per sempre dalla scuola

Prendete George Orwell, Qualcuno volò sul nido del cuculo, Arancia meccanica e mescolate bene. Aggiungete una spruzzata di tecnologia e soldi dei contribuenti americani. Otterrete il Rotenberg Center, un posto i cui “ospiti” vivono con una pila addosso e degli elettrodi attaccati al dorso e agli arti, in modo da ricevere scosse elettriche ogni volta che fanno i cattivi. A discrezione dei controllori, naturalmente, che girano con delle specie di telecomandi per attivare al volo questi minielettroshock. Servono per correggere i comportamenti, e quindi sarebbero per definizione educativi.

Non si tratta di una divisione di Abu Ghraib né di qualche altro istituto di massima sicurezza. Il Rotenberg Center è una scuola. Per ragazzi difficili, a cui qualcuno ha diagnosticato cose come deficit dell’attenzione, disturbi bipolari. O l’autismo. Il “trattamento Ludovico” prevede, per gli studenti, anche telecamere che li sorvegliano di notte, aree delimitate in cui è concesso parlare con gli altri ragazzi (perché nelle altre situazioni è proibito), e via continuando con le amenità da panopticon. Tra gli aspetti più geniali, il fatto che i ragazzi dovrebbero apprendere da soli, davanti a un computer, i programmi scolastici previsti. Si chiama autoeducazione.

La scarica elettrica – provata e descritta dal giornalista di MotherJones che racconta con molti dettagli tutta la vicenda – è all’incirca come un nugolo di vespe che ti stiano attaccando nello stesso momento. Due lunghi secondi. La si può ricevere anche per aver imprecato.

Qualcuno sta tentando di far chiudere questo lager, che per inciso si trova a pochi chilometri da Boston, nel liberale Massachusetts. Ma non ci sono ancora riusciti. E genitori disperati continuano a mandarci i loro figli complicati perché nessun’altra istituzione educativa è disposta ad accettarli. Senza capire, all’inizio, in che luogo li stanno facendo internare.