Se la memoria è 2.0

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Come evitare che biblioteche e archivi finiscano seppelliti da una spessa coltre di polvere analogica mentre il resto del mondo mette il turbo del digitale? Come sfuggire all’estinzione culturale e in che modo rilegittimare queste arche del sapere alla luce delle nuove tecnologie e soprattutto dei nuovi comportamenti?
Se ne è parlato a Genova in un bel convegno intitolato Archivi e biblioteche ai tempi del web 2.0, cui anch’io ho partecipato soprattutto per la parte 2.0. E tra le chicche emerse, oltre all’esistenza di bibliotecari e archivisti molto in gamba e aggiornati sul tema, vorrei segnalare il sito-progetto Moving here.

Il sito intende raccogliere e illustrare i percorsi materiali e simbolici degli immigati in Gran Bretagna negli ultimi due secoli: si può quindi raccontare la propria storia (e alcune di quelle già presenti sono emozionanti), corredarla di immagini, aggiungervi le foto storiche dell’archivio, inviare una e-postcard o tracciare le radici della propria famiglia.

Ho l’impressione che nel campo della memoria e della narrazione storica dal basso ci sarebbe tanto da divertirsi con il 2.0 e dintorni.