La lezione americana e il peso delle idee

Una crisi economica sciagurata e la vittoria presidenziale di Obama bastano per cancellare con un colpo di spugna (anzi, di mouse) decenni di politiche neoliberiste, neoconservatrici e teocon? E’ la domanda che è rimasta sospesa tra i liberals (all’americana) di fronte agli eventi tragici ma anche euforizzanti degli ultimi mesi, un periodo in cui la storia sembra avere messo il turbo allontanandosi a gran velocità dall’era Bush-Cheney e  dagli apprendisti stregoni del mercato über alles.
Tuttavia, liberarsi di certi lasciti – come dimostra il pacchetto di stimoli all’economia concordato ieri dal Congresso Usa, pesantemente segnato dai compromessi coi repubblicani – non è così facile.

Per questo la lettura di L’America in pugno, un saggio dell’economista (no-global ante-litteram) Susan George rimane, sebbene scritto prima di Obama e prima della crisi, estremamente interessante. 
La “lunga marcia” della destra nelle istituzioni e nella cultura americana, descritta minuziosamente nel libro, è infatti non solo un documento storico ma un fatto ancora gravido di conseguenze sul presente.

Negli ultimi decenni, neoliberisti e neoconservatori, seguaci di Hayek e pastori evangelici fondamentalisti hanno viaggiato assieme per le highways americane, formando un blocco sociale e politico formidabile, oltre che un caterpillar mediatico che ha schiacciato i residui del New Deal roosveltiano e della Great Society di johnsoniana memoria.

Alla fonte una rete robusta di fondazioni e di think-tank che hanno foraggiato studi, attività di lobbying, interventi sui media, pseudo-esperti. E poi la destra cristiana: psichedelico il capitolo dedicato ai fenomeni più estremi…

E’ chiaro – è la tesi della George – che mentre la sinistra europea era impegnata a sbarazzarsi dell’ingombrante fardello socialista, la destra americana s’impadroniva abilmente del concetto di egemonia culturale, permeando istituzioni, cultura ed economia. E anche se il vento sta cambiando, la sinistra e i liberals dovrebbero riflettere sugli errori commessi e tornare a combattere la guerra delle idee. Perché, come scrisse il conservatore americano Richard Weaver nel ’48, “le idee hanno conseguenze”.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...