Il blogger della caverna

Daniel Suelo da anni vive in una grotta nel deserto dello Utah: non ha una casa, né un’assicurazione sanitaria, non un conto in banca, e neppure un lavoro. Vive completamente senza soldi. Ma questo non gli impedisce di tenere un blog.

Ne parlo in un articolo su VisionPost (originariamente pubblicato su Chips&salsa del manifesto)

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Internet dipendenza: fuori dal tunnel… mediatico

(Ripubblico qui un mio pezzo uscito sabato scorso sul manifesto, pagine Chips&salsa, dentro il supplemento Alias)

L’originale, per una volta, si trova in Cina. E’ lì – oltre che a Taiwan e in Corea del Sud – che sono nate le prime cliniche per «malati» di internet. Nella Repubblica popolare ci sono 300 milioni di cybernauti e 200 organizzazioni specializzate nel trattamento della web dipendenza. Il problema è che il governo di Pechino, come è spesso accaduto nella sua storia, ha affrontato il fenomeno di petto, lanciando una campagna in grande stile. Col risultato di obbligare oltre 3mila giovani a sottoporsi a terapie d’urto che comprendevano scariche di elettroshock, confinamento in cliniche-caserma e sedute psicologiche più simili all’addestramento di un marine.

Tutto ciò ha sollevato un certo clamore sui media occidentali, e ora la Cina ha cominciato a fare retromarcia: l’elettroshock per trattare la dipendenza da internet è stato messo al bando, e così pure le punizioni corporali. Ma la stampa internazionale intanto ci aveva preso gusto, e da allora il tema «drogati di internet» è rimasto in cima all’hit parade delle notizie. Anche perché negli ultimi mesi è  stato tutto un fiorire di iniziative al riguardo.

Hanno iniziato gli Stati Uniti, dove a settembre ha aperto ReSTART, un centro di recupero per i tossici del web sorto nei boschi a 30 miglia da Seattle, cioè a un passo dal quartier generale di Microsoft: un’area che registra i più alti livelli di utilizzo della Rete del Paese e dove il 45% degli adulti gioca regolarmente coi videogame.

Qui siamo davvero agli antipodi della Cina: il centro – il primo negli Usa a trattare solamente la dipendenza da internet (Internet Addiction Disorder) – è una casetta nel verde, dove per circa 15mila dollari si può trascorrere 45 giorni inseriti in una calda vita famigliare. Oltre alla terapia tradizionale, il paziente (anzi, il cliente, come è definito dagli stessi dirigenti di ReSTART) viene coinvolto in attività estremamente pratiche e analogiche: tagliare la legna, accudire animali, cucinare, fare attività fisica all’aperto.
Da Grand Theft Auto i giovani cyber-dipendenti finiscono così nella Casa nella Prateria.

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La banda larga non può aspettare

La banda larga è una necessità, dicono le imprese di Ict.
Ma per i cittadini è molto di più: l’accesso a internet veloce è un diritto.

Eppure sono tutti a parlare di digitale terrestre, pay tv, programmi oscurati. E questa classe politica proprio non aiuta.

Della banda larga e delle richieste di aziende e consumatori ne ho scritto in questi giorni su Corriere.it. E, ispirata da Edgar Morin, su Visionpost.