Editori nativi digitali

(Articolo pubblicato su Chips&Salsa, rubrica di Alias, supplemento del manifesto del 15 maggio 2010)

Il protagonista del romanzo ha una pistola puntata contro. In pochi secondi deve scegliere se lanciarsi dalla finestra o affrontare l’avversario. Ma non sarà lui a prendere la decisione. Lo farà, al suo posto, il lettore. Inizia così, con una fuga rocambolesca nel campus della università di Boston – ma anche con un lungo flashback, a seconda del bivio intrapreso dopo poche pagine da chi legge – Chi ha ucciso David Crane?, giallo postmodernista di Fabrizio Venerandi. Che sottopone il lettore a una continua richiesta di interazione: scappare infilandosi sotto i rovi o fermarsi e arrendersi? Svoltare a destra o a sinistra? Parlare con l’interlocutore o mettersi a ricordare un fatto del passato?

Un’assunzione di responsabilità che all’inizio il lettore vive con una certa ansietà, consapevole del fatto che dipendono anche da lui il dipanarsi della storia così come la fortuna del protagonista. Salvo poi immergersi nel meccanismo e decidere d’istinto su quale link cliccare. L’importante è non prendersela quando l’autore, dopo l’ennesima biforcazione, ti fa finire in un vicolo cieco: l’io narrante muore, oppure si trova in una situazione impossibile e la storia si ferma. E bisogna ripartire come in un videogame in cui si sono esauriti i punti.

Perché una polistoria è esattamente questo, un racconto con molteplici sliding doors ma soprattutto un gioco. Che affonda le sue radici nei Mud, i primi ambienti virtuali popolati negli anni ’80, e prima ancora nelle avventure testuali, programmi al computer a metà tra lavoro letterario e videogioco di cui in Italia è stato pioniere Enrico Colombini. E proprio quest’ultimo – insieme a Venerandi e ad Antonio Koch – compone la collana di letteratura della prima casa editrice italiana che produce testi pensati solo per il digitale. Libri nati per i bit. Che sulla carta non potrebbero esistere.

E’ la scommessa di Quintadicopertina.com, neonato editore di ebook, ma soprattutto convinto sostenitore di una scrittura nata per essere taggata, linkata, aggiornata e integrata. E goduta via schermo invece che attraverso una pagina di cellulosa. I suoi romanzi a catalogo possono essere visionati prima con un trailer o una demo; vengono acquistati online; scaricati su pc, lettore digitale, smartphone e iPad. A seconda del supporto di destinazione, avranno un diverso formato: ePub per i vari ereader; mobipocket per i cellulari; pdf per i computer. Soprattutto, sono privi di Drm, il sistema di gestione dei diritti digitali pensato per impedire la pirateria ma che di fatto limita la libertà di utilizzo degli utenti.

“Abbiamo fatto questa scelta perché pensiamo che i Drm puniscano gli acquirenti”, spiega Cecilia Averame, responsabile della comunicazione. “Inoltre noi puntiamo su una politica di prezzi bassi (i romanzi costano intorno ai 3 euro, ndr). E’ chiaro che se si vende un libro a 14 euro con tanto di blocco molti potenziali clienti sono tentati dal file sharing”.

Le possibilità dei nuovi editori “nativi digitali” sono numerose, ma anche tutte da esplorare, proprio come le strade di una polistoria. Il terreno è ancora vergine e a batterlo sono soprattutto piccole realtà. Come Area51publishing.com, casa editrice che pubblica prodotti editoriali solo per il mondo digitale. In questo caso i contenuti sono anche tradizionali – narrativa contemporanea, classici della poesia – ma la loro fruizione avviene sfruttando tutti i formati offerti dalle nuove tecnologie. E dunque audiolibri, ebook per ogni tipo di ereader, contenuti e applicazioni specifici per iPhone.

Il suo fondatore, Simone Bedetti, dopo 15 anni nel settore editoriale, ha deciso di realizzare ebook multiformato, adatti a tutti i linguaggi e i supporti digitali. In catalogo c’è anche una storia divulgativa sui guerrieri dell’Antica Roma in versione app per iPhone, che sfrutta la tecnologia Gps del melafonino per localizzare le battaglie sulle mappe. Mentre è in preparazione un libro in cui l’autore – che è anche musicista – comporrà un commento sonoro originale per ogni capitolo. Un lavoro a tutto campo che porta a un’espansione della casa editrice e dei suoi confini tradizionali. Area51publishing collabora infatti con informatici, studi musicali e lettori professionisti di poesia. “Il libro digitale è un mondo e l’autore diventa sempre di più una porta, un nodo di una rete. Non può più stare arroccato nella torre d’avorio”, commenta Bedetti.

E davvero i testi elettronici scardinano vecchie modalità di lavoro, si aprono al contributo di figure e aziende molteplici. A volte anche per necessità. L’edizione per iPhone del quotidiano La Stampa, per esempio, viene gestita da Simplicissimus Book Farm (SBF), l’azienda che da noi ha aperto la strada alla distribuzione di ereader e che sempre più si sta specializzando in servizi per gli editori digitali. Ogni notte una copia in pdf del giornale è inviata a partner indiani, che eseguono la conversione vera e propria, quindi a una società olandese, che adatta il materiale all’app del melafonino. Una scelta esterofila dovuta anche alla mancanza di competenze in Italia.

“Ancora una volta il sistema della formazione nel nostro Paese sta totalmente mancando una opportunità colossale: la transizione al digitale dell’editoria richiede e richiederà in maniera crescente, per almeno i prossimi 10 anni, professionalità specifiche”, commenta Antonio Tombolini, amministratore di SBF e guru degli ebook. Che aggiunge: “Il libro dovrà anche ripensarsi in forme e modalità nuove, in rapporto alla rete, alle possibilità di geolocalizzazione, all’integrazione di oggetti multimediali, alla molteplici modalità di interazione uomo-macchina”.
Contenuti, competenze, dunque, ma anche supporti e sistemi di distribuzione. Il circolo virtuoso dei libri digitali ha bisogno di tutti questi anelli. Non è un caso, come spiega Bedetti, che “i prodotti che si vendono di più siano quelli per iPhone, seguiti dal Kindle. La disponibilità di ereader e tablet dedicati è importante per far decollare il settore. Ma lo è anche l’accesso a un forte canale di distribuzione digitale. Se ci fosse un Amazon italiano, il mercato potrebbe aprirsi”. 
Qualcosa comunque si sta muovendo. Qualche giorno fa Ibs, il sito di vendite di libri più popolare nel Belpaese, ha lanciato una sezione dedicata agli ebook.

Ma un ruolo rilevante potrebbe giocarlo la stessa SBF, che ha appena realizzato un servizio web – Stealth – per consentire alle case editrici di caricare i propri titoli una sola volta, e di gestire comodamente la distribuzione sui vari negozi online.
Nel frattempo, sul fronte della produzione di contenuti, non mancano esempi di eccellenza. Già da qualche tempo la casa editrice Bibienne.com produce manuali scolastici digitali concepiti come tali fin dall’inizio. Non dunque mere trasposizioni online dei testi cartacei – dove magari ancora sopravvivono le sottolineature, proibite nei codici del web – ma pagine vive, dove cliccando su un testo di geometria si apre un video per costruire una prospettiva; o dove dall’arpa disegnata parte il sonoro. “Bisogna ripensare il libro come un ambiente di apprendimento”, spiega l’art director Noa Carpignano. Mai come oggi all’editoria è richiesto di essere creativa.

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