Obama e la legge ammazza internet

L’hanno ribattezzata Internet Kill Switch, l’interruttore ammazza Internet. O anche, con mirabile miscela di concisione e ironia, Kill Bill, ovvero la proposta di legge (bill) che potrebbe fare a pezzetti l’indipendenza della Rete. In nome, beninteso, della sicurezza nazionale americana. Si tratta del provvedimento sulla Protezione del cyberspazio come risorsa nazionale (Protecting Cyberspace as a National Asset Act) appena approvato dalla Commissione per la sicurezza nazionale e gli affari governativi del Senato Usa, e quindi in pole position per incassare il sì dell’assemblea.

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Due articoli e un’inchiesta… quanto le devo?

Dati per spacciati, hanno reagito con un colpo di coda. E come un vecchio autobus superato a destra e a sinistra dagli scooter del web, i giornali hanno puntato dritto alla meta. Che è quella di fermare l’emorragia di lettori, scommettendo sul proprio ruolo di servizio pubblico. Non ancora morti, ha titolato qualche giorno fa l’Economist, a indicare che la nuttata è quasi passata. Ma sull’alba che ancora deve sorgere già si staglia Google.
Basterà il sistema di pagamento delle notizie in corso d’opera a Mountain View – ribattezzato Newspass – a risollevare le sorti degli editori? I dati non sono promettenti. Secondo un rapporto dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) sono ancora pochi i lettori disposti a pagare per l’informazione online.
Ne scrivo oggi sul Secolo XIX.

Ancora accuse per Google

Alla fine le mappe di Street View hanno portato Google in un vicolo cieco. E a uscirne in retromarcia anche il panzer di Mountain View potrebbe finire ammaccato. Dopo le polemiche senza frontiere che hanno investito il servizio di mappatura digitale del motore di ricerca, accusato di violazione della privacy per aver raccolto informazioni sulle reti Wi-Fi incontrate lungo il percorso dai veicoli che fotografano le vie, ora è il turno di Canberra.

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Social media editor cercasi

Blogger appassionati e comunicatori online di lungo corso, prendete nota: il New York Times cerca un nuovo community and social media producer da affiancare alla propria redazione. I requisiti ideali? Un giusto equilibrio tra capacità di valutazione delle notizie, conoscenze tecniche, esperienza con i mondi di Twitter e Facebook. E ovviamente, una forte propensione a lavorare in gruppo e rapidamente. Tra i compiti di questa nuova posizione rientrano la supervisione dei commenti, delle foto e dei contenuti generati dagli utenti; il coinvolgimento dei lettori attraverso idee nuove e creative; la stesura di standard efficaci per la gestione e moderazione dei contenuti dal basso; e la definizione di strumenti e strategie per l’utilizzo dei social media insieme agli informatici.

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E la legge bavaglio fa il giro del mondo

E meno male che con il governo Berlusconi “l’immagine dell’Italia all’estero è migliorata”, come continua a dire il presidente del Consiglio. Da tre giorni il nostro Paese è tornato sulle prime pagine dei quotidiani stranieri, con un nuovo prodotto “made in Italy” di cui si teme l’esportazione: la Gag Law, altrimenti detta ley mordaza, loi-bâillon o Knebel-Gesetz.

Contiua su L’Espresso.

L’invasione delle green cars

Il 2011 vedrà l’invasione delle auto elettriche. La Nissal Leaf sta per sbarcare negli Usa e già sta andando a ruba. Ma anche in Italia si sperimentano eco-vetture innovative, addirittura senza pilota. In attesa di una svolta tecnologica sul fronte delle batterie. Ne parlo oggi nella pagina di tecnologia che curo per il Secolo XIX ogni giovedì.