E la legge bavaglio fa il giro del mondo

E meno male che con il governo Berlusconi “l’immagine dell’Italia all’estero è migliorata”, come continua a dire il presidente del Consiglio. Da tre giorni il nostro Paese è tornato sulle prime pagine dei quotidiani stranieri, con un nuovo prodotto “made in Italy” di cui si teme l’esportazione: la Gag Law, altrimenti detta ley mordaza, loi-bâillon o Knebel-Gesetz.

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Baci pubblici contro l’omofobia

Altro che Via col vento: i kiss-in globali, manifestazioni incentrate sull’idea di baciarsi pubblicamente per alcuni minuti in un luogo convenuto a difesa della diversità sessuale e contro l’omofobia, fanno quasi impallidire il famoso bacio tra Vivien Leigh e Clarke Gable.
Un po’ tradizionale dimostrazione politica, un po’ flashmob, il Greta Global Kiss-In – l’evento mondiale organizzato dall’International Day Against Homophobia and Transphobia (IDAHO) – quest’anno ha deciso di fare le cose in grande.

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Obama: tra le radici del cambiamento

Da Luther King a Obama

Ancora Obama deve giurare ma nella notevole diretta della CNN integrata con Facebook due immagini mi hanno colpito soprattutto: i cartelloni preparati dai ragazzini delle scuole che accostano le foto di Martin Luther King a quelle di Obama; e l’arrivo di un sorridente Ted Kennedy nel palco dei vip malgrado la sua nota malattia.

Come dire: due dei filoni più importanti in cui si radica, almeno a livello simbolico, il cambiamento di Obama.

Donne, volete far politica? Andate in Pakistan

La partecipazione delle donne, ha scritto qualche giorno fa il Boston Globe, muove la democrazia. Dopodiché ha deciso di sottoporre ai suoi lettori un ameno seppur socialmente impegnato quiz: sapete dirmi – premetterebbe il buon Mike – quale di questi Paesi ha la percentuale più bassa di donne nei parlamenti nazionali?

tic, tac, tic, tac

Risposte:

A. Tunisia
B. Pakistan
C. Italia
D. Israele

Trovare il Bel Paese tra le opzioni suscita probabilmente un risolino amaro, e di sicuro ci deve essere lo zampino di qualche redattore del Globe che odia i Sopranos e si è visto soffiare la fidanzata dal cuginetto italoamericano.
Malgrado tali premesse, paventando il rischio che l’Italia potesse avere conquistato anche questo primato, mi sono precipitata a vedere i risultati e… sorpresa:
il Paese con meno donne (tra i 4 elencati) in parlamento è Israele (solo il 14 per cento): perfino Afganistan e Iraq hanno delle Camere più rosa.
Rivelato l’inglorioso vincitore, il Boston ci informa che per quanto riguarda invece la Tunisia e il Pakistan le percentuali sono rispettivamente del 23 e del 21.

E l’Italia? mi chiedo rileggendo le poche righe. Niente. Oltre ad averla messa nel test alla fine se la sono pure dimenticata.

Allora sono andata qui, e ho scoperto che lo Stivale si fregia del 17,3% di donne alla Camera e del 13,7% al Senato. Dunque peggio di Tunisia e Pakistan, e più precisamente in 64esima posizione nella classifica mondiale della partecipazione femminile alle assemblee legislative.
Come magra consolazione potremmo ricordare al redattore del Globe che al posto dell’Italia avrebbe potuto mettere tranquillamente il suo Paese: alla Camera dei rappresentanti a stelle e strisce le donne sono il 16 per cento.

E il parlamento mondiale più ricco di gentil sesso? Rwanda. Proprio così.