I creazionisti ci provano con gli inglesi

Il creazionismo, pardon, volevo dire l’intelligent design, ha sorvolato l’oceano ed è atterrato nelle scuole inglesi. Sarebbero infatti dozzine, rivela oggi il Guardian, gli istituti britannici che stanno usando materiali d’insegnamento ispirati alla dottrina del progetto intelligente, moderna e appicicaticcia rivisitazione del buon vecchio creazionismo (“Iddio creò il mondo in sei giorni e il settimo si riposò” e via dicendo..).

I creazionisti infatti non si riposano mai, e dopo aver dato vita a un museo dedicato alla loro teoria (?), dottrina (?), agenda politica (?), scegliendo forse un luogo sorprendentemente adatto – appunto un museo – per una fossile visione mitico-politica che loro vorrebbero spacciare per scienza, ora inondano le scuole dell’amico Blair con Dvd e pamphlet dedicati all’intelligent design.

Forse che non si può criticare l’evoluzionismo darwinista? s’indignano loro. E’ ovvio che tutto, e in particolare la scienza per definizione, è soggetto a critiche, correzioni, a volte addirittura rivoluzioni. Ma per farlo occorre seguire non solo un metodo preciso, piaccia o no, ma anche delle regole logiche e di buon senso che i creazionisti sembrano ignorare.

E tuttavia, forse, il punto è proprio questo: sovvertire le regole con cui discutere di scienza – più ancora che determinate teorie scientifiche. Oggi è la teoria dell’evoluzione, domani qualcos’altro. Magari ci diranno che le donne devono tornare a fare la calza perché un essere nato da una costola dell’uomo deve ricoprire solo ruoli subordinati o limitati.

Senza contare che questi materiali pseudoscientifici arrivano dal Discovery Institute di Seattle, il principale (se non unico) centro propulsore dietro l’intelligent design, nato davvero come costola dell’Hudson Institute. Insomma, qui si tratta, al solito, di istituzioni politiche che cercano in tutti i modi d’incunearsi nel dibattito scientifico.
Ma la scienza è da un’altra parte. Gli scienziati sono altrove. Poi è chiaro, anche questi non bisogna trasformarli in sacerdoti. Ma, intanto, evitiamo di scambiare per scientifica la trita riedizione di una Verità (Truth in Science, si chiama uno di questi gruppi) politicizzata….

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Propaganda awards, ancora clima e neutrality

Chi sono i peggiori spin doctor del 2006? Chi ha contribuito, quest’anno, a inquinare maggiormente l’ambiente informativo globale? Il Center for Media and Democracy lancia i suoi Falsies Awards, presentando le nomination che dovranno essere votate dal pubblico internet.

Tra la lista dei papabili (un triste squarcio sulle collusioni tra giornalismo, politica e pr) vorrei segnalare la propaganda alimentata intorno alla net neutrality (a quanto pare aveva ragione la Sonoma University a rilevare come la neutralità della rete fosse uno degli argomenti più censurati sui media americani).

Ma come si neutralizza la net neutrality? Tanto per cominciare, creando dei sedicenti gruppi di opinione dai nomi evocativi: Hands off the Internet, Consumers for Cable Choice, Frontiers of Freedom, FreedomWorks. A voler limitare la libertà di internet, suggeriscono queste denominazioni, sono quelli che invocano la neutralità della rete. Noi, invece, siamo i paladini della libertà e della scelta dei consumatori.
I termini della questione sono dunque perfettamente capovolti.
Vecchia tattica, d’accordo, ma sempre efficace.

Altra nomination interessante, i think tank (ormai quando leggo questa espressione sento automaticamente puzza di bruciato) pesantemente sovvenzionati dalle corporation, i quali intervengono sui media senza che le loro connessioni vengano esposte. Ad esempio, la stessa Bbc ha spesso intervistato sul clima l’International Policy Network, senza specificare che questo istituto aveva ricevuto generosi finanziamenti dalla Exxon, veterana in tale genere di pratiche.

E se inciampa la Bbc…

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Una campagna marketing? Fare causa a Google

Google è ormai la vacca sacra che tutti cercano di mungere. C’è ad esempio chi, come KinderStart, ci prova facendole causa perché il proprio sito non risulta abbastanza in alto nella gerarchia (e quindi nella visibilità) accordata da PageRank. Una motivazione assurda e ovviamente destinata al fallimento. Il suo unico vantaggio è quello di regalare al querelante un po’ di pubblicità, che, per un sito di spam, non è poi male. Gli avvocati sono diventati più utili dei pubblicitari?

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Repubblicani ossessionati dal sesso


Negli Stati Uniti si avvicinano le elezioni di mid-term, e i repubblicani, forse un po’ nervosi per le vicende di Mark Foley, si giocano una mossa di “spin” che potrebbe essere però controproducente.

Tutto nasce quando un attuale candidato democratico, il procuratore Michael Arcuri, stato di New York, tre anni fa durante un viaggio di lavoro, fa una telefonata dalla camera del suo albergo. A una hotline. E’ la ricevuta dell’albergo a dirlo: un minuto di chiamata per un costo di 1,25 dollari.

Un solo minuto, un tempo da record nel settore. Il fatto è che subito dopo questa, Arcuri ne fa un’altra (evidenziano ancora le carte dell’albergo), al Dipartimento dei servizi di giustizia criminale, guarda caso un numero quasi identico. Sarà che forse Arcuri la prima volta si è semplicemente sbagliato?

Tutto ciò è estremanete noioso, mi rendo conto, ma il bello è che il comitato dei repubblicani al congresso ha pensato bene di marciare sull’episodio, accusando Arcuri di frequentare linee telefoniche a luci rosse a spese, per di più, dei contribuenti.

Ma non è che si tratta di una qualche battuta maligna e in malafede, magari gettata lì in un talk show.. Ci hanno fatto uno spot! (guardare, per credere, il video qui sopra).

They’ve got to know they’re in trouble when they’re scraping the bottom of barrel this hard to come up with muck to throw at Democrat

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