Il blogger della caverna

Daniel Suelo da anni vive in una grotta nel deserto dello Utah: non ha una casa, né un’assicurazione sanitaria, non un conto in banca, e neppure un lavoro. Vive completamente senza soldi. Ma questo non gli impedisce di tenere un blog.

Ne parlo in un articolo su VisionPost (originariamente pubblicato su Chips&salsa del manifesto)

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Obama mette a dieta l’America

Forse la battaglia più dura per il presidente Usa…. è che la rivoluzione nelle abitudini alimentari non può essere solo una crociata salutista, ma una messa in discussione del modello di sviluppo. Altrimenti tra il consumatore di germogli monoporzione di San Francisco e il cliente texano di McDonald la differenza sarà solo una questione di chili.

Barack Obama’s gov’t-mandated diet plan

La lezione americana e il peso delle idee

Una crisi economica sciagurata e la vittoria presidenziale di Obama bastano per cancellare con un colpo di spugna (anzi, di mouse) decenni di politiche neoliberiste, neoconservatrici e teocon? E’ la domanda che è rimasta sospesa tra i liberals (all’americana) di fronte agli eventi tragici ma anche euforizzanti degli ultimi mesi, un periodo in cui la storia sembra avere messo il turbo allontanandosi a gran velocità dall’era Bush-Cheney e  dagli apprendisti stregoni del mercato über alles.
Tuttavia, liberarsi di certi lasciti – come dimostra il pacchetto di stimoli all’economia concordato ieri dal Congresso Usa, pesantemente segnato dai compromessi coi repubblicani – non è così facile.

Per questo la lettura di L’America in pugno, un saggio dell’economista (no-global ante-litteram) Susan George rimane, sebbene scritto prima di Obama e prima della crisi, estremamente interessante. 
La “lunga marcia” della destra nelle istituzioni e nella cultura americana, descritta minuziosamente nel libro, è infatti non solo un documento storico ma un fatto ancora gravido di conseguenze sul presente.

Negli ultimi decenni, neoliberisti e neoconservatori, seguaci di Hayek e pastori evangelici fondamentalisti hanno viaggiato assieme per le highways americane, formando un blocco sociale e politico formidabile, oltre che un caterpillar mediatico che ha schiacciato i residui del New Deal roosveltiano e della Great Society di johnsoniana memoria.

Alla fonte una rete robusta di fondazioni e di think-tank che hanno foraggiato studi, attività di lobbying, interventi sui media, pseudo-esperti. E poi la destra cristiana: psichedelico il capitolo dedicato ai fenomeni più estremi…

E’ chiaro – è la tesi della George – che mentre la sinistra europea era impegnata a sbarazzarsi dell’ingombrante fardello socialista, la destra americana s’impadroniva abilmente del concetto di egemonia culturale, permeando istituzioni, cultura ed economia. E anche se il vento sta cambiando, la sinistra e i liberals dovrebbero riflettere sugli errori commessi e tornare a combattere la guerra delle idee. Perché, come scrisse il conservatore americano Richard Weaver nel ’48, “le idee hanno conseguenze”.

Obama: tra le radici del cambiamento

Da Luther King a Obama

Ancora Obama deve giurare ma nella notevole diretta della CNN integrata con Facebook due immagini mi hanno colpito soprattutto: i cartelloni preparati dai ragazzini delle scuole che accostano le foto di Martin Luther King a quelle di Obama; e l’arrivo di un sorridente Ted Kennedy nel palco dei vip malgrado la sua nota malattia.

Come dire: due dei filoni più importanti in cui si radica, almeno a livello simbolico, il cambiamento di Obama.

Obamiani? Clintoniani? Huckabeeti? Fate il test

Malgrado una tempesta mediatica (e precocissima) come forse non si era mai vista, malgrado i siti, i video, i giornali, i tg e gli speciali dedicati alle elezioni americane 2008, ancora non si è capito chi, dei candidati alle primarie democratiche negli Usa, sia più liberal, più moderato, più sinistro, più bianco, più nero, più donna, più testosteronico e, ad interesse esclusivo della classe politica italiana, più riformista.

Per fortuna arriva ora un test del Wall Street Journal, che non solo ci aiuta a capire come si posizionano i vari pretendenti alla Casa Bianca su una serie di temi (dalla politica estera alle questioni di bioetica), ma ci permette di vedere come ci piazziamo noi, singoli utenti, rispetto a questi stessi candidati. Siamo più vicini a Edwards o alla Clinton? Più a destra o a sinistra di Obama?

Naturalmente questa bussola elettorale include anche gli aspiranti presidenti del fronte repubblicano, e se vi sentite dei conservatori compassionevoli o dei liberisti della scuola di Chicago potete confrontare il vostro posizionamento con quello dei vari McCain, Romney e via dicendo.

Per la cronaca io sono finita (diciamo pure che ho sfondato il quadrante) sull’estremità di un angolo. Ma non vi dico quale.

Per fare il test (che significa rispondere velocemente a una serie di domande in inglese) ecco qui la bussola elettorale del Wall Street.

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Libertà dei blogger e generazione Q

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Il contestato disegno di legge del governo che vuole riorganizzare il mondo dell’informazione online. La generazione Q, ovvero i ventenni computerizzati e poco politicizzati (almeno secondo Thomas Friedman). Come produrre film impegnati dal basso.
Sono alcuni dei temi che verranno trattati nella trasmissione Politica 2.0, condotta live da Emiliano Germani su N3tv.

In questa puntata parteciperà anche il mio amico e collega di Totem Raffaele Mastrolonardo, che sui soloni della generazione Q ha scritto parole illuminanti. Partecipo anch’io, di nuovo, con un intervento registrato sulle chicche 2.0 della politica americana. La trasmissione va in diretta in un orario coraggioso (venerdì alle 22 e 30!) ma viene messa successivamente online.