Il blogger della caverna

Daniel Suelo da anni vive in una grotta nel deserto dello Utah: non ha una casa, né un’assicurazione sanitaria, non un conto in banca, e neppure un lavoro. Vive completamente senza soldi. Ma questo non gli impedisce di tenere un blog.

Ne parlo in un articolo su VisionPost (originariamente pubblicato su Chips&salsa del manifesto)

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Twitter, “one billion dollar baby”

Il sito di microblogging vale ora 1 miliardo di dollari. Come ha detto su Business Week un analista, “ogni 5 anni nasce un’impresa con un potenziale quasi illimitato in termini di utenti mondiali. Cinque anni fa lo era Facebook, ora Twitter sembra essere the next big thing nel social network”.

Lo sarà davvero?

Ne scrivo oggi sul Corriere della Sera.

Se la memoria è 2.0

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Come evitare che biblioteche e archivi finiscano seppelliti da una spessa coltre di polvere analogica mentre il resto del mondo mette il turbo del digitale? Come sfuggire all’estinzione culturale e in che modo rilegittimare queste arche del sapere alla luce delle nuove tecnologie e soprattutto dei nuovi comportamenti?
Se ne è parlato a Genova in un bel convegno intitolato Archivi e biblioteche ai tempi del web 2.0, cui anch’io ho partecipato soprattutto per la parte 2.0. E tra le chicche emerse, oltre all’esistenza di bibliotecari e archivisti molto in gamba e aggiornati sul tema, vorrei segnalare il sito-progetto Moving here.

Il sito intende raccogliere e illustrare i percorsi materiali e simbolici degli immigati in Gran Bretagna negli ultimi due secoli: si può quindi raccontare la propria storia (e alcune di quelle già presenti sono emozionanti), corredarla di immagini, aggiungervi le foto storiche dell’archivio, inviare una e-postcard o tracciare le radici della propria famiglia.

Ho l’impressione che nel campo della memoria e della narrazione storica dal basso ci sarebbe tanto da divertirsi con il 2.0 e dintorni.

Libertà dei blogger e generazione Q

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Il contestato disegno di legge del governo che vuole riorganizzare il mondo dell’informazione online. La generazione Q, ovvero i ventenni computerizzati e poco politicizzati (almeno secondo Thomas Friedman). Come produrre film impegnati dal basso.
Sono alcuni dei temi che verranno trattati nella trasmissione Politica 2.0, condotta live da Emiliano Germani su N3tv.

In questa puntata parteciperà anche il mio amico e collega di Totem Raffaele Mastrolonardo, che sui soloni della generazione Q ha scritto parole illuminanti. Partecipo anch’io, di nuovo, con un intervento registrato sulle chicche 2.0 della politica americana. La trasmissione va in diretta in un orario coraggioso (venerdì alle 22 e 30!) ma viene messa successivamente online.

Politici italiani ancora poco 2.0

Alla vigilia delle primarie del Partito Democratico si può dire che lo sforzo dei candidati di utilizzare il web per innovare la propria comunicazione politica è stato piuttosto modesto. E sarà interessante vedere che fine faranno i vari blog, social network e strumenti di partecipazione, una volta che sarà passata l’urgenza della competizione.

Antonio Di Pietro rimane probabilmente il più bravo, da questo punto di vista, tra i politici italiani. E’ anche vero che nel paese dei ciechi basta avere un occhio…

Comunque di Di Pietro e della sua strategia di comunicaizone online si parlerà stasera nella trasmissione Politica2.0, in onda in diretta alle 22.30 sulla nuova net-tv www.n3tv.it. (dove dovrei fare anch’io un breve intervento).

Blogger, dall’America con furore

“In questi giorni Washington DC assomiglia alla Silicon Valley del ’98, quando erano tutti intenti a spacciare l’ultima delle novità”. Così viene descritto l’interesse della politica per la comunicazione web da Mother Jones, che dedica uno speciale all’argomento (ormai diventato un tema ricorrente della stampa). Se il modo in cui funzionano la nostra economia e i nostri media è sempre più distribuito su diversi soggetti e diversi livelli, è sempre più open source, perché non dovrebbe accadere lo stesso con il Palazzo?

Mother Jones cerca di rispondere alla domanda intervistando fior di esperti 2.0: da David Weinberger a Jimmy Wales, da Mica Sifry a Howard Dean, da Lawrence Lessig a Phil de Vellis, quest’ultimo divenuto famoso in quanto creatore dello spot pro-Obama “Hillary 1984”.

Ma l’aspetto più interessante dello speciale è probabilmente un altro interrogativo sviscerato da MJ: quanto la blogosfera, ma soprattutto i top blogger, si stanno trasformando, da distruttori dell’ordine mediatico costituito, in nuovi guardiani della legittima conversazione? Con tanto di desuete tattiche di difesa corporativa, come quelle evidenziate dal pezzo Meet the New Bosses?
“I politici corteggiano i grossi blogger. Li invitano a cena, a pranzo” commenta un giornalista citato da MJ che però, è questa è la notizia di tutto lo speciale, preferisce rimanere anonimo per timore delle ritorsioni (anzi, del furore, wrath, alla Steinbeck) dei blogger. Chissà se sarà così anche per l’Italia….

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Onnivori, Veterani, Mobile-Centrici e…

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Che tipo di utente ICT siete? Una ricerca della Pew Internet & American Life Project, mirata al pubblico statunitense adulto (da escludere dunque l’attivo pubblico adolescenziale), distingue, all’interno delle tre categorie principali di utilizzo della tecnologia (elevato, moderato o al di sotto della media) ben dieci sottogruppi. Anche l’analisi della comunicazione high-tech ha infatti la sua coda lunga, la sua frammentazione in nicchie e scatole cinesi che secondo alcuni, oltre ad essere un tratto distintivo della rivoluzione digitale, ci farà tutti più ricchi, e non solo culturalmente.

Ad ogni modo, se appartenete alla macroarea degli utenti “forti” potreste – americanizzandovi un po’, ma la cosa non dovrebbe essere difficile ormai – ricadere nel sottogruppo degli Onnivori, di quelli che si spazzolano voracemente blog, mashups, video, instant messaging e blogging (ho in mente una collega seduta alla mia destra…); il classico fanatico del web 2.0, insomma. Oppure rientrare nel gruppo dei Connettori, che a quanto pare sono donne sulla trentina, che amano essere collegate, meglio se in WIFI, e che solitamente hanno un blog; o ancora nei Veterani Annoiati, quelli che hanno visto più cose sotto il cielo di internet di quante voi neofiti ve ne possiate immaginare, sprezzanti verso questa smania da femminucce della partecipazione, della condivisione, del web sociale, del punto zero ecc.

Infine, nel gruppone dei superutenti ci sono gli Accrescitori di Produttività, il cui nome rinvia a delle abominevoli entità a metà strada tra Terminator e quinquenni da realismo socialista, ma che invece allude a persone con un approccio pragmatico, positivo e moderato alle tecnologie di comunicazione.

Non male anche la suddivisione degli utenti medi, che possono essere Mobile-Centrici (e in America lo sono soprattutto gli afro-americani, mentre in Italia lo sono probabilmente gran parte degli italiani…) oppure Connessi Ma Seccati, quelli che “mi si nota più se sono connesso o se non lo sono?”, quelli che hanno fanno comunicano ma sempre con un senso d’insofferenza verso il sovraccarico informativo.

Infine, nella categoria degli utenti “deboli” si va da quelli Mi Basta Così (Light but satisfied), o dagli Sperimentatori Inesperti, di solito donne di una certa età, agli Indifferenti privi di banda larga per concludere con quelli Tagliati Fuori, sconnessi insomma, per lo più anziani.

Personalmente non riesco a includermi in nessuna di queste categorie, anche se penso di oscillare tra l’Onnivoro, il Connettore e talvolta il Connesso Ma Seccato… E voi?

Vorrei infine aggiungere una categoria: il Connesso Luddista, quello che la tecnologia la usa anche con disinvoltura ma non ha rinunciato al sogno di eliminarla dalla faccia della terra.. Il suo computer è sempre a rischio di essere distrutto…..

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